«Impossibile, giunti ad un certo punto del proprio cammino teatrale, non dover fare i conti con Ibsen. La scelta è caduta su La donna del mare, testo misteriosamente affascinante e arduo campo di battaglia - spesso persa - per chi ne ha tentato una messa in scena. Il tempo - quello interiore e quello che scandisce la cosiddetta realtà - il passato, la sua evocazione attraverso un anelito alla libertà, a quella libertà che dovrebbe rendere possibile un presente o, per lo meno, un futuro vissuti al di là delle regole, sono raccontati dall’autore attraverso un complicato incastro fra una drammaticità borghese e psicologica ed una tragicità classica. Esseri umani legati fra loro nella “realtà” e tuttavia, quasi predestinate vittime dell’ignoto, isolati nel loro intimo fluire del tempo, stranieri gli uni agli altri alla ricerca di poter toccare con mano la loro propria vita e, punta di diamante di questa estraneità, Ellida, che, come in un delirio visionario, attende che, proprio da colui che è “straniero” al “mondo della regola”, suo e di coloro che la circondano arrivi la possibilità di far coincidere “il tempo di dentro” con “il tempo di fuori”. Sotto la superficie naturalistica del racconto convivono la visionarietà, il senso del mistero, la tensione simbolica: personaggi che aspettano sempre qualcosa o qualcuno come il pittore Paul Delvaux ci ha meravigliosamente suggerito nelle sue opere». Mauro Avogadro La donna del mare, opera scritta nel 1888, due anni prima di Hedda Gabler, contiene tutti i temi cari al drammaturgo norvegese: il definitivo superamento del Naturalismo, che aprirà le porte al Novecento, viene declinato, qui, in una storia dove la passione viene negata nella prospettiva di un definitivo trionfo della “responsabilità”. Ellida, donna che si dibatte tra il suo ruolo di moglie e madre e la prospettiva di una vita passionale, è una figura di eroina drammatica forse incapace di vivere la libertà: travolta dall’ansia romantica e dal confronto con un passato che si ripresenta come futuro possibile, grazie all’affascinante Straniero, Ellida incarna una dimensione di inquietudine tutta novecentesca. Nell’edizione diretta da Mauro Avogadro, che fu Osvald nella celebre versione degli Spettri diretta da Luca Ronconi.