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Tuffarsi dentro Milano

Recensione:
"Una valigia più ligera"
"Una valigia più ligera"

”Per capire Milano bisogna tuffarvisi dentro. Tuffarvisi, non guardarla come un’opera d’arte.” Così scriveva Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia, datato 1957. Ed è proprio un tuffo nella Milano di ieri, di oggi e anche di domani che ci propone lo spettacolo messo in scena dal Teatro Ringhiera in uno scenario di meravigliosa milanesità, il cortile delle Armi del Castello Sforzesco. Scanzonata e ironica, pulsante e frenetica, ma anche struggente, violenta, e commossa: eccola qui, Milano, tutta da scoprire nelle parole e nelle canzoni di questo sorprendente “teatro-osteria”.

Milano, città-valigia

Milano è una valigia. Anzi: tante valigie. È la valigia di cartone dell’immigrato dal Mezzogiorno, che negli anni del boom economico sale al Nord in cerca di lavoro. Ma è anche la valigia che contiene la bomba esplosa in Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969, e quella piena di mazzette assurta a simbolo di Tangentopoli. La metafora della valigia attraversa, come un costante filo conduttore, il racconto di una città rivissuta nella sua memoria storica, a partire dalla “Ligera”, la malavita un po’ crudele e un po’ cialtrona dalla quale uscirono personaggi come Francis Turatello, Angelo Epaminonda o Renato Vallanzasca.

Dalla via Gluck ai “scarp del tennis” fino al “bar del Riccardo”, Milano affiora nelle sue mille sfumature: di grigio, si direbbe, secondo un cliché consolidato; ma non qui, non su questo palcoscenico, dove lo spirito della città si tinge dei tanti colori delle sue storie, dalle più tragiche alle più romantiche, alle più divertenti. Si ride molto, durante lo spettacolo, si sorride e ci si commuove. E allora non c’è da sorprendersi se, alla fine, si intonano in coro i versi in dialetto dell’epica Ma mi, scoprendo che in fondo innamorarsi di Milano, parafrasando un’altra celebre canzone, non è poi così strano.


Colpiti al cuore

Sulla scena: un tavolo con una tovaglia a quadretti e una bottiglia di vino. Non c’è bisogno d’altro per scatenare il racconto di un mondo a volte un po’ naif, a volte mascalzone, ma in grado di colpire al cuore nel profondo. È quello che accade nel momento della serata che, forse, resta più impresso nella memoria: alle voci di alcuni spettatori viene infatti affidato il ricordo dei molti caduti a Milano durante gli anni di piombo, da Fausto e Iaio a Sergio Ramelli, dal giudice Alessandrini a Walter Tobagi e molti altri ancora. Una ferita che fatica a rimarginarsi, un filo rosso che attraversa la storia di questa città e di un intero paese.

La piccola orchestra di Colaprico

Piero Colaprico scandisce i tempi dello spettacolo con la consumata abilità del cronista che conosce Milano, le sue vie, i suoi peccati. Dirige un’”orchestra” in cui alla spassosa aneddotica del milanesissimo Pelé si unisce la narrazione di Valerio Bongiorno, che racconta i cambiamenti della città attraverso gli occhi di un bambino emigrato dal Sud. Brava Valeria Zini nel ruolo di attrice e cantante, bravi i musicisti. Bello spettacolo: si torna a casa rincuorati, convinti che in questa città-valigia ci sia ancora molto da scoprire ed amare.


Spettacolo: Una valigia più ligera
Visto al Castello Sforzesco di Milano per la Rassegna Estate Sforzesca.

 

Visto il 15/07/2018

Meo Rabacci

  Redattore

Un nome da gatto, ma sono un umano. Mi chiamarono così i miei genitori, in onore di un ristorante romano dove si conobbero un po' di tempo fa. Laure...

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