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UN CUORE DI VETRO IN INVERNO

Un cuore di vetro in inverno: la dissacrante battaglia dell’Io

Recensione:
Filippo Timi

Cavalieri, dame, nemici e guerre. I consueti elementi di un poema cavalleresco, diventano bizzarri presupposti dello spettacolo Un cuore di vetro in inverno di Filippo Timi. L’irriverente cammino poetico percorso da un guerriero moderno per andare alla ricerca di se stesso e sconfiggere le paure.

Viaggio al centro dell’Io

Come in un contemporaneo romanzo cortese, Filippo Timi incarna la figura di un cavaliere sconquassato che si esprime in dialetto umbro, costretto ad abbandonare il proprio amore per iniziare un lungo viaggio e uccidere il mostro.
Ma il suo è un percorso utopico che ha come destinazione il centro dell’Io da raggiungere attraversando le proprie viscere. La parte nascosta dell’esistenza fatta di insicurezze e speranze deve essere esplorata e conquistata per scovare il nemico da annientare, un nemico che è fatto della stessa sostanza delle paure e che porta il volto di chi le sperimenta.

Ad affiancarlo in questa impresa: un menestrello triste (Andrea Soffiantini), un angelo custode seducente (Marina Rocco), una voluttuosa prostituta emiliana (Elena Lietti) e un modesto scudiero campano (Michele Capuano). Stravaganti compagni di viaggio che simbolizzano i diversi aspetti della personalità come la saggezza, la spiritualità, l’ingenuità e la carnalità e pronti a supportare l’eroe quando davanti alle difficoltà diventa fragile come vetro.


Tra sacro e profano

Un’originale esplorazione della propria persona. Una narrazione pasoliniana fatta di quadretti come in una moderna via crucis dove storie ed eventi si confondono. Lo sbarco sulla luna, la nascita di Gesù Cristo e le avventure di Don Chisciotte vengono evocati e dissacrati per rappresentare elementi che accomunano tutti: novità, scoperta, morte e personali demoni da vincere.

Il tutto caratterizzato dall’impronta stravagante di Timi che imbratta l’ambientazione storica con contaminazioni attuali. In scena, il cavaliere vaga tra il sacro e il profano in un Seicento antitetico e pop, fatto di armature, luci colorate, abiti da sposa, spade, palloncini e carrelli della spesa, mentre un bar con la scritta al neon, un paradiso e una luna di cartone fanno da sfondo.

Follia creativa

Un teatro dell’assurdo che mescola dialetti e momenti alti e bassi: dal Salve Regina in latino recitato da una spiritosa e ammiccante Marina Rocco a Non dirgli mai di Gigi D’Alessio cantata dall’affabile scudiero di Michele Capuano. Conferma la sua follia creativa, un Timi frenetico che volteggia sospeso per aria, combatte da una scala altissima il suo enorme e invisibile mostro, guarda il pubblico negli occhi e mette a nudo con ironia i suoi timori, invitando tutti a superare le proprie fragilità.

 

Visto il 28/11/2018
al teatro Ambra Jovinelli di Roma (RM)

Un cuore di vetro in inverno
Prosa
Informazioni principali
Regia
Filippo Timi
Protagonista
Filippo Timi

Marilisa Pendino

  Redattore

Laureata in Informazione, Media e Pubblicità all’Università “Carlo Bo” di Urbino e diplomata in critica giornalistica per lo spettacolo presso...

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