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STORIE BASTARDE

Storie Bastarde: la forte presenza scenica di Fabio Avaro

Recensione:
Storie Bastarde

Ripercorrere le origini per capire a che punto sta la propria esistenza è un meccanismo spontaneo. Meccanismo che viene proposto senza troppi orpelli nello spettacolo Storie Bastarde con Fabio Avaro per la regia di Ariele Vincenti, tratto dall’omonimo libro di Davide Desario. Quello che si presenta è un malinconico e ironico cammino che ha come destinazione il punto di partenza, dove tutto ha avuto inizio.

Pezzi di vita schietta

I ricordi sono testimonianze di un passato che plasma le identità. Prima o poi tutti devono fare i conti con le memorie, diventando protagonisti, più o meno felici, di un viaggio particolare chiamato vita. Anche il protagonista effettua un itinerario al contrario per esplorare tracce nascoste nella mente e ricostruire le tappe della propria esistenza. Su di un palco nudo, che non necessita di nessun elemento scenografico se non un pallone simbolo di spensierata fanciullezza, l’attore s’insinua quasi all’improvviso dal buio della platea per sbrogliare la grande matassa delle reminiscenze d’infanzia.

Il viaggio parte da una lontana Ostia del1975. Anno che segna la morte di Pasolini e la trasformazione della visione del mondo degli italiani. A parlare è un ragazzo di periferia che ripercorre vari fasi del suo vissuto dal ‘75 fino agli anni ‘90. Ogni singolo episodio è cimelio di un’italianità storica che ha prodotto generazioni cresciute tra i sacri insegnamenti della famiglia e le dure leggi della strada. Le storie bastarde sono pezzi di vita schietta e cruda: le partite di ‘pallone’ in strada, i pranzi a casa dei nonni, la Banda della Magliana e i suoi crimini, i primi amori e gli incontri/scontri con il sesso e la droga.


Storie di periferia

Lo spettacolo ha un forte carattere universale. Gli occhi di un ragazzo che impara la vita in strada, riflettono gli occhi di tanti altri ragazzi italiani di quel periodo. Non si racconta solo la periferia di Roma, ma le periferie dell’Italia tutta, abitate da rapporti genuini e da lente giornate non ancora sporcate dall’indelebile macchia della frenesia odierna.

La trasposizione teatrale del testo è riuscita. Attraverso l’espediente pirandelliano del teatro nel teatro, si cattura l’attenzione fin dai primi minuti. Fabio Avaro è un instancabile protagonista-narratore. Salendo sul palco come un attore che deve provare lo spettacolo prima del debutto, inizia a costruire con la sola immaginazione il percorso che porta fino ad Ostia. La sua forte presenza scenica basta a evocare luoghi e umori di un tempo e, senza mai fermarsi, entra ed esce con ritmo incalzante da situazioni e personaggi sempre diversi, alternando momenti di pura comicità romana a momenti riflessivi. Lo spettacolo crea uno scenario della nostalgia che rimanda a un passato dagli echi ancora percepibili, sottolineando l’importanza di memorie che rischiano di scomparire.

 

Visto il 10/05/2019
al teatro Ghione di Roma (RM)

Storie bastarde
Prosa
Informazioni principali
Regista
Ariele Vincenti
Protagonista
Fabio Avaro

Marilisa Pendino

  Redattore

Laureata in Informazione, Media e Pubblicità all’Università “Carlo Bo” di Urbino e diplomata in critica giornalistica per lo spettacolo presso...

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