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Ironia e incanto nel cimitero-giardino

Recensione:
Ironia e incanto nel cimitero-giardino

Non un cimitero, dove le lapidi pesano come macigni, ma un giardino incantato, invaso da luci argentee che si fermano davanti ai palchetti all’italiana del teatro Modena, anfratti aperti sul mistero.
E’ tornato in scena, sempre con la regia di Giorgio Gallione, uno spettacolo cult dell’Archivolto: “Spoon river” liberamente ispirato ai versi di Edgar Lee Master che danno voce alle anime di donne e uomini sepolti su una collina dell’Illinois e all’album di Fabrizio De André “Non al denaro, né all’amore, né al cielo”.

Simile l’impianto scenografico rispetto a quello della prima edizione, con la platea liberata dalle poltrone e trasformata in scena e il palcoscenico occupato invece dagli spettatori. Il richiamo a De André è ancora più forte grazie a due citazioni-omaggio, “Il Fumatore di Michele Serra” e “Una canzone per Fabrizio De André” mentre gli interpreti Ugo Dighero, Rosanna Naddeo , Elsa Bossi, Giorgio Scaramuzzino amalgamano il loro graffio, e la denuncia dell’ipocrisia terrena enfatizzata dalla morte, ad atmosfere più rarefatte e sognanti evocate dai danzatori. In questo mix non facile ma riuscito sta l’originalità e il pregio dello spettacolo.

 

Visto il 14/10/2017

Silvana Zanovello

  Redattore

Raccontare una Genova tutt'altro che avara per me è sempre stata una passione e una sfida. On tanti anni di giornalismo e di critica teatrale ho avut...

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