Chitarra e Bandoneon, due virtuosi per la Scarlatti

Recensione:
Manuel Barrueco
Manuel Barrueco

L'Associazione Alessandro Scarlatti, nel proseguire questa ottima stagione, propone un appuntamento la cui costruzione insolita ha fatto risplendere virtuosismi non comuni, il tutto con l'accompagnamento dei Solisti Aquilani, solido complesso che dal 1968 spazia dal periodo pre-barocco alla musica contemporanea.

Una leggenda della chitarra, un virtuoso del bandoneon

Il chitarrista cubano Manuel Barrueco è uno degli specialisti storici dello strumento, un vero mito per coloro che al Conservatorio studiavano la materia già oltre venti anni fa, assieme a Julian Bream e John Williams, per intenderci. Sul palco incontra qui Cesare Chiacchiaretta, celebre fisarmonicista e bandoneonista, particolarmente versato nella musica di Astor Piazzolla. L'unione fra queste tre diverse realtà ha fatto nascere un programma che muovendosi fra Mozart, Vivaldi, Piazzolla, Martucci e Respighi, ha consentito in scena quattro cambi di formazione che hanno arricchito la serata con ulteriori spunti di interesse e considerazioni.

Passaggi e trasformazioni

Si comincia dunque con il K138, il Divertimento per archi in fa maggiore di Wolfgang Amadeus Mozart, e diciamo subito che all'interno del programma, forse questa parte è risultata la meno convincente. Vero è che nei Divertimenti aleggia un senso cameristico equilibrato di classicismo, una melodia fluente ancora stilisticamente priva del successivo spirito complesso della penna mozartiana, e tuttavia alcuni elementi, come ad esempio l'uso dei volumi nell'impianto armonico, non sono sembrati perfetti per accordare la giusta freschezza alla scrittura salisburghese.

Molto bello l'ingresso di Manuel Barrueco, che ha affrontato con l'orchestra il Concerto in re maggiore per chitarra e archi RV 93 di Antonio Vivaldi, composizione originale per liuto, due violini e basso continuo dedicata al conte Wrtby, liutista dilettante di stanza a Praga come comandante imperiale. Una versione personalizzata e suonata in maniera non canonica, contraddistinta per stile e per sintonia, che in questa formazione ha arricchito gli sviluppi e le modulazioni della frase e degli episodi.

Ed eccoci al clou per la grande tecnica e per l’eccellente sonorità della chitarra di Barrueco, con uno strepitoso Cesare Chiacchiaretta che oltre ad aver fornito un'interpretazione perfetta con passione e tecnica, ha letteralmente trascinato ogni altra componente nelle virtù del Concerto per chitarra, bandoneon e archi “Hommage à Liege” di Astor Piazzolla. Per l'interpretazione della sequenza Cadenza-Milonga-Tango del compositore argentino, per le le sequenza di tonalità e le proposte sentimentalmente altalenanti, per i dialoghi fra i solisti, il brano senza dubbio rimarrà nella mente come grande esecuzione ed impronta della serata.

Alla sola orchestra sono affidati quindi le ultime due esecuzioni: e se nel Notturno per orchestra in sol bemolle maggiore op. 70 n.1 di Giuseppe Martucci, famoso brano trascritto da un lavoro per pianoforte, i Solisti Aquilani sembravano essersi già espressi al meglio, è poi nella Suite II delle Antiche arie e danze per liuto di Ottorino Respighi che si sono rivelati straordinari, grazie anche alle possibilità offerte dalla scrittura. La sequenza (Laura soave di Fabrizio Caroso, Danza rustica di Jean-Baptiste Besard, Campanae parisienses -Ignoto- e Bergamasca di Bernardo Gianoncelli) proviene da una raccolta di trascrizioni per orchestra da brani per liuto del XVI e XVII secolo composta nel 1923, ed è interpretata qui dai Solisti Aquilani con espressività esemplare e sicura, dagli effetti agogici ai timbri, e con forti accenti rinascimentali ricreati con grande gusto.

 

Visto il 15/11/2018

Riccardo Limongi

  DIRETTORE

Giornalista e scrittore, dopo aver ricoperto la carica di Vice Segretario Generale in alcuni Enti Locali, attualmente si occupa di Comunicazione istit...

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