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生长 GENESIS

La danza, dov'è?

Recensione:

E dopo la due giorni in cui sono andati in scena gli spettacoli concorrenti alla settima edizione del  premio Equilibrio 2014 ha aperto ieri sera la decima edizione di Equilibrio il Festival della danza contemporanea più atteso della scena romana, con Genesis una coreografia di Sidi Larbi che a Equilibrio è di casa non solo per le coreografie presenti nelle varie edizioni del Festival (ricordiamo la splendida coreografia dell'anno scorso Pu/zzle) ma perchè del Festival è anche il direttore.
Quest'anno tocca a un suo lavoro l'onore di aprire l'edizione del decennale.
Da sempre alla ricerca di un confronto con culture e stili coreutici diversi questa volta Sidi Larbi si è rivolto alla coreografa e danzatrice cinese Yabin Wang, direttrice artistica della compagnia Yabin & Her
Friends
, nota al grande pubblico come l’esecutrice della danza dei tamburi nel
film La foresta dei pugnali volanti (Cina, 2004) di Zhang Yimou.

Wang e Sidi Larbi hanno lavorato sulla nascita e la morte umane, partendo dalla considerazione che entrambe avvengano in un ambiente asettico come quello degli ospedali, lontano da quel piano organico di cui ogni essere umano è diretta espressione.

Su questo nucleo tematico forte coreografo e coreografadanzatrice hanno sviluppato un lavoro in tandem imprestando alla coreografia tre membri ciascuno della popria compagnia .

Cinque parallelepipedi di plexiglas montati su pedane dotate di ruote costituiscono l'impianto scenografico all'interno e all'esterno dei quali si muovo i quattro danzatori e le due danzatrici che costituiscono il corpo di ballo.
Una pianista e altri due musicisti, anche loro inscatolati dentro dei parallelepipedi di plexiglass, eseguono la loro musica  dall'interno dei loro loculi evocando così l'asetticità ospedalizzata della quale Sidi Larbi ha spiegato senso e intenzioni della coreografia in conferenza stampa.

Una asetticità che stavolta non trova una risposta felice né nella ricerca coreografica né nell'impianto drammaturgico che quella ricerca dovrebbe sostenere.
Al di là delle musiche, splendide, eseguite dal vivo, che rappresentano un elegante sincretismo tra musica classica occidentale, musica nordafricana e quella asiatica, Genesis soffre principalmente di una semplificazione imbarazzante dei concetti di vita e morte che non vengono minimamente approfonditi ma rimangono codificati in stilemi sussunti dall'immaginario collettivo semplificatorio televisivo occidentale (le mascherine sul naso e la bocca da chirurgo, i vestiti bianchi che indicano non solo il candore asettico della medicalizzazione della vita umana ma anche, banalmente, la vita cui è opposto il colore nero della morte, nonostante in altre culture, alcune propri asiatiche, questa simbolizzazione sia scardinata e contraddetta) dando l'impressione, involontaria ma incontrovertibile, di una colonizzazione etnocentrica occidentale del mondo che come confronto  interculturale, un etnocentrismo occidentale eteronormato (con gli uomini forti e le donne deboli, il maschio che combatte per la donna etc.)  che non riesce nemmeno a indignare ma, più emplicemente, annoia.
Alcuni momenti drammaturgici (la comparsa in scena di sfere, anch'esse di plexiglass, che uno dei danzatori muove tra le mani e gli avambracci con un'expertise da funambolo più che da coreuta) tradiscono la mancanza di ispirazione mostrandosi per quello che sono dei meri riempitivi di una coreografia che poteva tranquillamente durare 30 minuti di meno.

Corona questo impianto prevedibile la lettura (in inglese) di alcuni brani della Genesi biblica nei quali viene ribadita la sprovvedutezza della donna e la sua venefica influenza sul maschio, senza cogliere minimamente l'opportunità di leggere questo mito fondativo dell'occidente tramite il punto di vista di una cultura altra come quella della coreografa cinese scomodata non si capisce bene per cosa (per tacere del punto di vista interculturale di Sidi Larbi, nato da madre belga e padre marocchino).

Le coreografie non propongono sinergia alcuna ma si limitano ad alternare le coreografie di Sidi Larbi a quelle di Yabin Wang e se qua e là sanno catturare l'attenzione con qualche intuizione viva e organica (alcuni passi a due e a tre, la scena del demiurgo che muove uno dei danzatori come una marionetta) quelle intuizioni invece di essere approfondite  e sviluppate vengono subito abbandonate abbandonati a favore di una coreografia il cui scopo precipuo sembra essere quello di costituire una vetrina di quel che la compagnia Eastman sa fare, piuttosto che quello di intessere con il pubblico un discorso tramite la danza come Sidi Larbi ha saputo fare in passato.

L'autoreferenzialità da sola non basta e Genesis (s)cade là dove uno spettacolo di danza non può mancare, nelle coreografie, attestandosi nell'alveo delle buone intenzioni di cui è proverbialmente lastricata la strada che conduce all'inferno, o, come in questo caso, alla noia.
 

 

Visto il 03/02/2014
al teatro Auditorium Parco della Musica di Roma (RM)

生长 genesis
Extra
Informazioni principali
Regia
coreografia Sidi Larbi Cherkaoui
Protagonista
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Alessandro Paesano

  EX-REDATTORE di ROMA

Di origini siciliane, ma nato e cresciuto a Roma, Alessandro Paesano arriva alla critica teatrale (su Cinema d'Essai), e cinematografica (su Film) neg...

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