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SCONFINATI

“Sconfinati”, meditazioni letterarie e musicali sulle frontiere al Mittelfest

Recensione:
Sconfinati  © Luca A. d'Agostino

Non sempre servono grandi cose per costruire uno spettacolo efficace. In bilico tra teatro di parola e teatro di musica, presentato quasi in chiusura del Mittelfest 2020 di Cividale del Friuli, Sconfinati è un eloquente incontro con l'attualità, animato in primis dal raffinato e puntuale Coro del Friuli Venezia Giulia diretto da Cristiano Dell'Oste, che nella sconsacrata Chiesa di San Francesco abbraccia un piccolo gruppo di strumentisti – Andrea Musto al cello, Mitjia Tull alla fisarmonica, Massimiliano Miani al clarinetto – e tiene al centro due bravissimi attori, Monica Mosolo e Alessandro Venier.

Il tema affrontato è quello delle frontiere, che qui nella Piccola Patria, tra Italia e Slovenia, viaggiano un po' a zig-zag, capricciosamente. E che nel passato hanno lasciato una crudele eredità di esodi dolorosi dividendo popoli, terre, villaggi, interi nuclei familiari. Tragedia ripetutasi pure nel recente dissolvimento della Jugoslavia, con il suo strascico di guerre, genocidi, migrazioni forzate ed incongrui confini.


Certi sbarramenti assurdi sembravano progressivamente scomparire con la nuova Europa, riunendo poco alla volta genti mal divise ed offrendo nuove e sicure dimore. Ma con il Covid 19 sono riapparsi all'improvviso, infausti e insopportabili, facendoci scoprire nuove paure.

Una casa editrice, una fucina di idee

Sconfinati riunisce musiche classiche e popolari arrangiate da Valter Sivilotti, alternate con testi scelti da La Bottega Errante, piccola ma attivissima casa editrice di Udine. All'algida scansione di lemmi da dizionario quali “frontiera”, “confine”, dogana”, “valico”, con tutti i loro significati e declinazioni, sono intercalate dense pagine di libri che ci parlano di esilio, dell'erezione di muri e fili spinati, di separazioni tra paesi, esistenze, affetti.

Sono squarci bellissimi e struggenti presi da Ivo Andrić (Racconti di Bosnia), Angelo Floramo (La veglia di Ljuba), Predrag Finci (Il popolo del diluvio), Miha Mazzini (I cancellati). Ed alla fine di Paolo Rumiz, tratti dal recentissimo Il veliero sul tetto, riflessioni di un viaggiatore instancabile prigioniero in casa propria del recente lockdown.

Frontiere e muri vecchi e nuovi

Una segregazione generale, imprevedibile e d'ardua gestione, questo lockdown che in parte continua: frutto di un fenomeno inaspettato – l'attuale pandemia - che nell'invadere il mondo intero, senza rispettare niente e nessuno, ha ristabiliti e moltiplicati vecchi confini, costringendoci in reclusioni domestiche e territoriali mai conosciute.

Sconfinati avvince, commuove, prende possesso delle nostre emozioni per le belle musiche proposte, certo; ma sopra tutto per queste letture, rese da Monica Mosolo e Alessandro Venier con ardore e vivida partecipazione. Letture pronte ad aprirci un tesoro di immagini e di suoni lontani, di sensazioni e di sapori ancestrali; e di commuoverci sin nel profondo, invitandoci a riflettere coscientemente sul passato e sul nostro presente, per non ripetere sempre gli stessi errori.

 

Visto il 13/09/2020
al teatro Chiostro di San Francesco di Cividale del Friuli (UD)

Sconfinati
Musica
Informazioni principali
Regia
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Protagonista
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Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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