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SALOMè

Salomè e la dimensione narcisistica dell’amore

Recensione:
Gaia Aprea e Eros Pagni

Luca De Fusco riporta in scena la penna di Oscar Wilde nella sua versione tragicomica e cupa con lo spettacolo Salomè. La triste vicenda della principessa ossessionata dal profeta Iokanaan, tanto da chiedere a Erode la sua testa, viene magistralmente rappresentata così come l’opera dello scrittore impone.

Essenza doppia

È proprio sui registri di Wilde che lo spettacolo si concentra. In equilibrio tra il drammatico, l’ironico e l’erotico, si delinea un quadro di citazioni bibliche, tradizioni giudaiche e mitologia pagana, reso ancor più fedele dal vestiario degli attori (è esattamente con lunghe tuniche, copricapi e armature che ci si aspetta d’incontrare giudei e siriani).

Nel quadro s’inserisce una Salomè eterea e pallida, munita di un lungo abito bianco e di una calotta lucente che la rendono simile a una creatura a metà tra una divinità e un alieno. È una principessa dall’essenza doppia: frigida e indifferente, ma anche folle. Questa donna inviolata sviluppa, infatti, una passione e una famelica attrazione carnale verso colui che rifiuta il desiderio e ammonisce i peccatori. Brama Iokanaan, il profeta che condanna la sua famiglia incestuosa e che porta negli occhi Dio. Ed è il fascino di un dio fattosi carne e sangue a rendere l’apatico cuore di Salomè vivo.


Narrazione visiva

Il palco si fa luogo vitale di narrazione visiva. È abitato da una grande sfera lunare che ospita suggestive proiezioni e, come una voce narrante, anticipa quello che accadrà. Proietta il volto del profeta che invoca presagi e diventa rossa quando annuncia la morte. Luci soffuse e musiche solenni creano uno scenario enigmatico, mentre la sinuosa danza della principessa incanta Erode e non solo.

Ma a rendere lo spettacolo attraente è la prova attoriale dei protagonisti. Affascinante la pazzia di Salomè di una disincantata Gaia Aprea dallo sguardo penetrante e dalla voce cantilenante. Un magistrale Eros Pagni, propone un Erode raffinatamente squilibrato, capace di evocare un re dalla comicità sottile e paranoico. Il tutto impreziosito da Anita Bartolucci e dalla sua versione austera e regale di Erodiade e da un Giacinto Palmarini definitivo, il cui volto ammonitore e profetizzante ricorda la poetica visionaria di Carmelo Bene.

Amore e narcisismo

De Fusco ricrea a teatro la precisa visione eretica di un Wilde che, evocando il mondo ebraico-cristiano e pagano, ridisegna la vicenda come a plasmare un proprio testo evangelico che tutto gira sulla smaniosa necessità di baciare le bocca di chi ha visto Dio.
Arricchisce la narrazione intuendo il desiderio mimetico di Salomè che ama così tanto il profeta da riflettersi in lui, rimanendo intrappolata in una dimensione narcisistica dell’amore che porta alla rovina.

 

Visto il 11/12/2018
al teatro Eliseo di Roma (RM)

Salomè
Prosa
Informazioni principali
Regia
Luca De Fusco
Protagonista
Eros Pagni, Gaia Aprea, Anita Bartolucci

Marilisa Pendino

  Redattore

Laureata in Informazione, Media e Pubblicità all’Università “Carlo Bo” di Urbino e diplomata in critica giornalistica per lo spettacolo presso...

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