RIGOLETTO

Al Carlo Felice di Genova va in scena un Rigoletto alla mongola

Recensione:

Rigoletto al Carlo Felice di Genova, un superclassico verdiano: interpretato, allestito e gestito in modo superclassico. Anche troppo. Chi si aspettava qualche innovazione tra allestimento, regia e costumi è stato deluso; ma probabilmente la maggior parte del pubblico voleva invece assistere proprio a ciò che ha visto: una potente iniezione di normalità. 

GLI SPETTACOLI 
IN SCENA IN ITALIA


Il Carlo Felice dal 2020 a oggi ha infatti proposto diverse novità di grande spessore culturale, ma non sempre in sintonia con i gusti di un pubblico molto tradizionalista come quello genovese. Questo Rigoletto è andato in direzione opposta, e il pubblico ha gradito: tutto esaurito la sera della prima e sala quasi piena anche nelle repliche, per la prima volta dopo il Covid.

Un allestimento tranquillizzante

La regia di Rolando Panerai, ripresa da Vivien Hewitt; i costumi di Regina Schrecker; le scene realizzate dalla fondazione Carlo Felice ricalcando quelle dello stesso Panerai: raccontavano tutti quanti un 500 astratto, in realtà atemporale, ma consono alle immagini stereotipate del periodo che abbiamo in mente. E proprio per questo molto gradito a un pubblico in cerca di cose tranquillizzanti. 

 


La direzione di Jordi Bernàcer era tecnicamente ben impostata, sebbene un po' fredda. Le emozioni di questo Rigoletto sono giunte più dalla recitazione che dal canto. L’unico brivido di emozione vera giunto dal canto è arrivato all’inizio, con Questa o quella, per me pari sono, la ballata del Duca.

Nella recitazione gli interpreti erano tutti molto calati nel ruolo: e come da copione l’unico che risultava quasi simpatico nella sua coerenza delinquenziale è stato il killer professionista Sparafucile (Riccardo Zanellato). Convincenti Gilda (Enkeleda Kamani) e Maddalena (Caterina Piva). 

Enkeleda Kamani , Giovanni Sala

 

Riccardo Zanellato, Amartuvshin Enkhbat

La sorpresa arriva dalla Mongolia

La sorpresa sia per il canto che la recitazione è stata però Rigoletto, interpretato dal baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat. Chi non aveva sottomano l'elenco del cast ed era troppo lontano per distinguere i tratti somatici, mai più avrebbe detto che si trattava di un artista proveniente dall’Asia Centrale: dizione perfetta, senza alcuna delle inflessioni orientali che spesso affliggono i colleghi provenienti da quella parte del mondo. 

Enkhbat, che ha solo 35 anni, ha già dimostrato grande maturità nel controllo dell’estensione vocale, a tratti vicina alla soglia del tenore. Nell’invettiva Cortigiani, vil razza dannata ha raccolto tre minuti di applausi.

Amartuvshin Enkhbat, Enkeleda Kamani 


Un po’ acerba ma comunque sufficiente il soprano Enkeleda Kamani nel ruolo di Gilda, giovanissima e forse a tratti resa più incerta dall’inesperienza: per esempio nell’aria Caro nome. Giovanni Sala, al suo primo Duca di Mantova, ha avuto qualche incertezza all’inizio, poi si è ripreso dimostrando un’ottima estensione vocale: ma né nel canto né nella recitazione ha dimostrato quel piglio e quell’arroganza del potere che dovrebbe avere il Duca. Era troppo bello e troppo gentile, e lui per primo sembrava credere alle sue menzogne di seduttore.


Meno male che c’era il basso Riccardo Zanellato, a impersonare efficacemente la banalità del male con il suo sparafucile. Nella scena VIII dell'atto secondo Sì, vendetta, tremenda vendetta! il duetto di Rigoletto e Gilda ha strappato da solo due minuti di applausi. 
Applausi anche per La donna è mobile, la canzone del Duca; e Bella figlia dell’amore (il Duca, Maddalena, Rigoletto e Gilda): eseguite bene, anche se in modo non trascendentale.

 

 

Visto il 13/05/2022
al teatro Carlo Felice di Genova (GE)

Rigoletto
Lirica
Informazioni principali
Regia
Rolando Panerai, Vivien Hewitt
Protagonista
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Paolo Fizzarotti

  Redattore

Giornalista professionista del gruppo Gedi GNN, prima al Gruppo Editoriale L’Espresso/Finegil. In quasi quarant’anni di lavoro in redazione ha scr...

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