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Il Quartetto Borodin alla Sapienza

Recensione:
Il Quartetto Borodin alla Sapienza

Il Quartetto Borodin è una leggendaria formazione fondata più di settanta anni fa da quattro studenti del Conservatorio di Mosca; la sua fama deriva dalla riconosciuta eccellenza tecnica, ma soprattutto dal suono peculiare, definito da alcuni realmente “sinfonico”.
Nel tempo si sono avvicendati diversi musicisti, tra cui Mstislav Rostropovich e Rudolf Barshai, ma le caratteristiche delle origini sono rimaste nel tempo, forse perché tutti i componenti hanno studiato nello stesso Conservatorio che ha dato loro una sensibilità comune. La grande musica dei più celebrati autori russi è il naturale riferimento del loro repertorio, Dmitrij Sostakovic si è avvalso della loro collaborazione per la composizione dei suoi quartetti, ma la loro eccellenza è riconosciuta anche in Mozart, Beethoven o Schubert.

Subito l'amato Borodin

La serata nell’Aula Magna della Sapienza inizia con il Quartetto n. 1 in la maggiore dell’amato Aleksandr Borodin. Quattro tempi canonici, introduzione lenta verso l’Allegro più teso con due temi contrastanti in cui si impegnano polifonicamente tutti gli strumenti. Nell’Andante con moto una idea tematica nostalgica e malinconica domina il movimento con un richiamo al tema del primo tempo. Il successivo Scherzo (Prestissimo) è scioccante, salti ritmici e armonici si succedono freneticamente poi si arrestano improvvisamente per esporre un inatteso flautato e tornare, dopo una esplicita pausa, all’esplosivo ambiente iniziale. Il tempo finale inizia con un Andante fugato con l’atmosfera malinconica del secondo movimento culminando poi nella tensione dell’energico Allegro risoluto.

E’ poi la volta del capolavoro incompiuto di Franz Schubert “Quartettsatz” in do minore D.703, si tratta del primo movimento e dell’abbozzo del secondo di un lavoro che ha lasciato nei posteri il rimpianto della mancata realizzazione. L’Allegro assai è tutt’altro che lieto, il clima è cupo e tragico in contrasto con Il successivo Andante, appena abbozzato, dolce e disteso precocemente interrotto.
Torniamo in patria con il Quartetto n. 1 in re maggiore di Petr Il’ic Cajkovsij, eseguito la prima volta nel 1871, opera con espliciti riferimenti alla tradizione classica. Grande inventore di melodie anche qui il compositore russo non lascia delusi, il tema dell’iniziale Moderato e semplice è dolce e delicato e viene richiamato continuamente. Il successivo Andante cantabile è divenuto presto notissimo ed ha anche avuto un’esistenza autonoma quando lo stesso autore ne curò una versione per violoncello ed orchestra. Il brillante Scherzo ed il virtuosistico Finale con la ripresa dell’idea tematica iniziale suggellano quest’opera matura e giustamente famosa.

Il Quartetto Borodin è stato all’altezza della sua fama, la precisione, l’affiatamento e soprattutto il mitico suono sono stati apprezzati dal pubblico romano conscio del privilegio di una grande occasione, ed applausi entusiasti e prolungati hanno concluso un pomeriggio di grande musica.


Concerto: Quartetto Borodin
Visto al teatro: Aula Magna della Sapienza - Roma

 

Visto il 03/03/2018

Umberto Asti

  Redattore

Professore di scienze in pensione, antico frequentatore delle istituzioni musicali romane, orecchiante evoluto, organizzatore di concerti nelle scuole...

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