Per Giulia: la tragedia dell’Aquila raccontata da una voce spezzata

Recensione:
Sara Pallini
Sara Pallini

Ci stiamo abituando sempre di più a vivere in un mondo che si fa palcoscenico di catastrofi (più o meno naturali) mentre noi, pubblico passivo, guardiamo a bocca aperta la tragedia. Capita, però, che quando una catastrofe spezza troppe vite che potevano essere facilmente salvate, la passività del pubblico inerme lascia posto all’indignazione e a un forte desidero di giustizia.

Questi sentimenti si ritrovano nello spettacolo Per Giulia, di Dacia Maraini, interpretato da Sara Pallini per la regia di Iolanda Salvato. Il ricordo del terremoto dell’Aquila, una delle tragedie che ha segnato il nostro Paese, prende di nuovo vita a teatro e lo fa per scrollarci di dosso la passività e per cercare giustizia.

Giulia: anima leggera tra le macerie

La notte del 6 aprile del 2009 l’Aquila trema forte e la terra decide di inghiottire case, vite e ricordi. Tutta l’Italia rimane incollata ai telegiornali per seguire immagini difficili da dimenticare. I segni della distruzione sono ovunque, tantissime le vittime.
Tra loro Giulia Carnevale, una ragazza straordinariamente semplice che credeva in ciò che faceva. Giulia era studentessa di ingegneria edile all’università dell’Aquila. Come tante altre ragazze aveva sogni, paure e progetti. Giulia era solare e amava la vita come può amarla una giovane donna che si approccia per la prima volta al mondo. Giulia “era” perché uno strano destino con le sue crudeli fatalità l’ha fatta precipitare all’interno delle viscere di una terra che si ribella, intrappolando per sempre quell’anima leggera tra le macerie.

Uno spettacolo essenziale per non dimenticare

Raccontare un evento tragico non è mai cosa semplice e, a volte, si rischia di ostentare una sorta di eccessiva drammaticità. Non è sicuramente questo il caso. Lo spettacolo racconta la semplicità della vita anche nei suoi momenti più bui e lo fa poggiandosi su di un testo sincero e diretto, così come la penna di Dacia Maraini impone.
Uno spettacolo estremamente essenziale nella sua rappresentazione, ma al tempo stesso ricco di emozioni. Con l’ausilio di pochi oggetti di scena (scarpe, lavagne con gessetti e camicie) viene ricostruita la personale tragedia di Giulia e di chi le voleva bene.

L’attrice, impegnata in più ruoli, riesce magistralmente a ricostruire la vita della protagonista dando voce ai ricordi della famiglia, dei professori e degli amici. Una sorta di dialogo solitario tra voci di chi non c’è più e di chi è rimasto. Una profonda analisi della vita e del suo senso, ricostruito minuziosamente dall’autrice grazie alle pagine di un diario e alle testimonianze di chi ha condiviso la breve esistenza di Giulia.
In un’Italia succube di sciagure ampliate dalla negligenza e dalla superficialità dell’essere umano, spettacoli come questo sono necessari per ricordare che le macerie devono segnare non una fine, bensì un nuovo inizio. Un invito ad avere rispetto della vita e a combattere l’impotenza dell’uomo verso forze superiori.

 

Visto il 12/10/2018

Marilisa Pendino

  Redattore

Laureata in Informazione, Media e Pubblicità all’Università “Carlo Bo” di Urbino e diplomata in critica giornalistica per lo spettacolo presso...

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