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PEACHUM. UN'OPERA DA TRE SOLDI

Paravidino e Rocco Papaleo scavano nella società con Brecht

Recensione:
Rocco Papaleo

Funziona bene questa Opera da tre soldi fumettizzata da Fausto Paravidino. L’opera è resa simile a un fumetto nei colori, nella scenografia, nei costumi, nei movimenti dei personaggi, negli effetti speciali (schizzi di sangue) e soprattutto nelle transizioni tra le scene, che ricreano l’effetto-passaggio da una vignetta all’altra. 

Il drammaturgo genovese, che qui è anche regista e attore, dice di essersi liberamente ispirato all’opera di Bertolt Brecht e Kurt Weill: tanto che ha scelto di intitolarla Peachum, dal nome di uno dei protagonisti. In realtà il suo è un testo filologico, anche con le chitarre elettriche al posto delle canzoni di Kurt Weill.

Una metafora della società

L’Opera da tre soldi è un testo politico, complesso e pieno di contraddizioni.  La metafora della società è tutta contenuta nell’attività professionale del protagonista. Peachum è un imprenditore rispettato e contemporaneamente è il capo dei mendicanti: quelli che trafficano nei bassifondi, per farlo arricchire ancora di più. Qui Peachum è un venditore di borse griffate. Nel suo negozio le vende ai ricchi per migliaia di euro. 

Nei quartieri popolari i suoi scagnozzi vendono per pochi euro le stesse borse ai piccoli borghesi, che aspirano ad avere gli status-symbol dei ricchi. Fanno credere ai clienti che le borse siano false, per umiliarli con il pensiero che loro non potranno mai raggiungere i veri status-symbol: invece li hanno già. Il concetto sottotraccia è rivoluzionario: gli uomini sono tutti uguali, ma se li convinciamo che non è vero tenendoli nell’ignoranza, li avremo in pugno.

Il delinquente deve stare al suo posto

Peachum vuole che ci sia ordine, nella società. Vuole che ci sia un sopra e un sotto, per controllarli entrambi. Mackie Messer non può prendersi la figlia di Peachum, perché è un’invasione di campo: il delinquente è tollerato se sta al suo posto. A Peachum non interessa la politica: interessano i soldi e il potere che danno i soldi. Peachum ha messo il sindaco a capo della città proprio per garantire l’ordine. 

Ma se il sindaco viene dal basso e flirta con il vecchio amico Mackie Messer, c’è il corto circuito: e Peachum deve ricondurre all’ordine anche lui. Con riluttanza: perché a Peachum piace lo status quo, la condizione immobile attuale, e preferirebbe evitare la forza

Paravidino sceglie i naziskin

Paravidino, uomo certamente di sinistra, compie un’operazione filologica: anche se difficile da digerire. Brecht aveva dato ai proletari il compito di rappresentare il nuovo che avanza, e Mackie Messer era un delinquente per la borghesia, ma un eroe per il popolo. 

Oggi, invece? Nel 2020 ad essere progressista è la borghesia, mentre ampi strati della classe lavoratrice votano per i sovranisti o la destra. Quindi per rappresentare la spinta anti-sistema che fu degli operai, oggi Paravidino usa una banda di naziskin capitanata da Mackie Messer.


Mackie è un capo con un ideale etico da inseguire (anche se sbagliato) che per sua natura farebbe a meno della violenza (con Polly è un amante tenero) ma che non si fa problemi ad usarla per raggiungere i suoi scopi. I suoI sgherri al contrario vogliono solo menare le mani: infatti lo tradiscono quando non gli conviene più. 

Rocco Papaleo è un perfetto Peachum contemporaneo, espressione della moderna borghesia progressista: sincero quando sfrutta i neri, ma anche quando inorridisce per l’omicidio. Dà la caccia a Mackie Messer perché sovverte l’ordine costituito, e anche perchè ama sinceramente la figlia: più di quanto la ami sua moglie Celia. 

 

Visto il 17/11/2021
al teatro Ivo Chiesa di Genova (GE)

Peachum. Un'opera da tre soldi
Prosa
Informazioni principali
Regia
Fausto Paravidino
Protagonista
Rocco Papaleo, Fausto Paravidino

Paolo Fizzarotti

  Redattore

Giornalista professionista del gruppo Gedi GNN, prima al Gruppo Editoriale L’Espresso/Finegil. In quasi quarant’anni di lavoro in redazione ha scr...

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