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La Passione di Cristo secondo i giullari

Recensione:
La Passione di Cristo secondo i giullari

Davvero bella, accurata e commovente la ricostruzione storica (drammatica e musicale) realizzata dal musicologo Francesco Zimei ed affidata all'ensemble “Hora Decima” e ai loro strumenti musicali medievali: trombe, ceramelle, flauto con tamburo, naccarini chitarra medievale, la tipica viola dei giullari ed infine la troccola e le raganelle, cioè gli strumenti musicali associati alla morte.
Il tema dello spettacolo (una vera e propria cantata medievale ad opera di 5 giullari) era costituito dalla morte di Cristo e della sua deposizione, accompagnati dal pianto della Vergine Maria. All’evento è affluito un folto pubblico perché il testo è stato una vera e propria scoperta: era stato pubblicato solo in parte alla metà del XVII secolo e poi 3 secoli dopo. Si tratta della Lamentatio beate Marie de filio, contenuta in un codice in volgare (il più antico di questo genere che si conosca) dell’ultimo quarto del Duecento, appartenuto a Pietro del Morrone (cioè Papa Celestino V) e attualmente conservato come manoscritto n°1 nell’Archivio Capitolare dell’Aquila.
Lo spettacolo, infatti, era una ricostruzione perfetta dell’esposizione al pubblico, da parte di giullari, dell’antico mistero della Passione: narra gli episodi che vanno dall’arresto di Cristo alla sua sepoltura, ripartito tra voci narranti e la Madonna che, cantando il suo dolore per la perdita del figlio, invoca il “Paradiso Santo” per entrambi (ella e Gesù Cristo). Dopo c’è la deposizione del corpo morto (rappresentato da un crocefisso dalle braccia snodabili, come quelli realmente realizzati nel XIII secolo) e la processione all’interno della Basilica, a cui il pubblico è stato chiamato ad intervenire.
L’accuratezza della rappresentazione si notava anche dagli aspetti più esteriori, come i costumi. Questi infatti, sono stati affidati alla critica d’arte Giovanna Di Matteo che si è ispirata agli affreschi dell’oratorio di San Pellegrino a Bominaco (AQ) che sono coevi al testo della pièce, a cui ha solamente aggiunto dei colori più sgargianti data la caratteristica giullaresca dei personaggi: rosso bordeaux, verde, marrone, beige, celeste e giallo. Particolarmente curato e ricco è stato quello della Vergine Maria, vera protagonista del Mistero rappresentato.
C’è da dire che tutta la rappresentazione era filologicamente corretta nel rispetto dei clichet del XIII secolo: il testo dello spettacolo, la musica (originale del manoscritto), i costumi e pure la location.
Lo spettacolo, infatti, non  si è tenuto in un classico teatro, ma nella suggestiva ed emozionante (per le valenze che ha assunto nel post-terremoto) cornice della Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila.

 

Visto il 16/04/2011

Annalisa Ciuffetelli

  EX-REDATTORE di DELL'AQUILA

Ha conseguito due lauree magistrali: "Lingue e letterature straniere - indirizzo: storico-culturale" (2004) e "Storia dell'arte e del teatro" (L....

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