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NORMA

Atmosfere fantasy e belle voci per la “Norma” di Napoli

Recensione:
Norma (Teatro San Carlo) © Luciano Romano

Dopo quattro anni torna Norma al San Carlo di Napoli, lo spettacolo firmato da Lorenzo Amato; alla prima, salutata dal pubblico con applausi calorosi, Silvia Tro Santafé sostituisce Annalisa Stroppa, indisposta, nel ruolo di Adalgisa.

Tra saga e mistero

Il fortunato allestimento partenopeo del 2016, ripreso con qualche ritocco, rinuncia consapevolmente alla tentazione di attualizzare i casi di Norma e Pollione; nessun ammicco post-colonialista, dunque, né riferimenti a conflitti contemporanei. Amato, d’altra parte, si tiene lontano anche dal recupero archeologico e dal dettaglio erudito. La storia raccontata in parole e in suoni da Felice Romani e Vincenzo Bellini viene proiettata in una dimensione dai contorni sfumati e priva di connotazioni marcate, nella quale il respiro lento e possente della natura prevale sul ritmo concitato della storia.

Un ruolo importante nella delineazione di questa eterotopia che galleggia nel tempo è svolto dalla scenografia di Ezio Frigerio. Pochi, e immobili lungo tutto il corso della rappresentazione, gli elementi materiali: la base di un’enorme quercia che fa da altare, un tronco obliquo ammantato d’edera, una parete sghemba. A definire i diversi contesti nei quali si svolge l’azione provvedono piuttosto le videoproiezioni, capaci di conferire una suggestiva profondità allo spazio scenico. Davanti agli occhi dello spettatore si susseguono dunque foreste brumose animate da fuochi lontani, balze scoscese e cupe, emblemi sacri di sfavillante nitore; di indubbio effetto, infine, il fiammeggiare scarlatto dell’epilogo.

Calati in questi contesti vaghi ed evocativi, i movimenti d’insieme, anche grazie ai costumi di Franca Squarciapino, acquistano una speciale solennità, priva però di enfasi retorica. Anche le fasi più intime della vicenda si giovano dei grandi quadri, nei quali i personaggi vagano tra ombre misteriose e riflessi cangianti.

Un terzetto vocale di gran pregio

Il soprano uruguaiano Maria José Siri presta la pienezza e la rotondità della sua voce alla protagonista e ne tratteggia il profilo in modo convincente; la sua interpretazione procede sicura; le prove di agilità sono affrontate senza spavalderia ma superate in scioltezza; l’espressione è curata al pari del fraseggio.

Fabio Sartori ha voce grande e di bel colore, che risulterebbe maggiormente apprezzabile se portata a cogliere sfumature più varie e a declinare inflessioni più sensibili. Chiamata a sostituire la titolare ma già prevista come seconda Adalgisa, la spagnola Silvia Tro Santafé si conferma artista raffinata, dotata di una tecnica salda e di una grande musicalità. Un plauso merita infine l’Oroveso di Fabrizio Beggi.

La lettura della mirabile creazione belliniana fornita da Francesco Ivan Ciampa risulta elegante e appassionata ma a tratti discontinua. Il giovane e già affermatissimo direttore avellinese fa apprezzare la propria incisività sin dalla sinfonia d’apertura e valorizza non pochi momenti della partitura. Dosa con perizia le sonorità, fa risaltare dettagli preziosi, trova l’intesa con i cantanti. Eppure a volte la concentrazione sembra incrinarsi, qualche tempo sfugge al controllo per andare incontro a dilatazioni eccessive, l’arco della tensione si allenta e si sfrangia. Nel complesso, tuttavia, la performance risulta persuasiva e strappa un consenso convinto e meritato al pubblico che affolla la vasta sala del massimo napoletano.

Nella sua precedente apparizione sancarliana, Norma era stata diretta da Nello Santi, scomparso lo scorso 6 febbraio. Con bel gesto, il teatro ha deciso di dedicare al maestro l’attuale ciclo di rappresentazioni e di ricordare in questo modo un grande musicista che intratteneva un affettuoso rapporto con la città.

 

Visto il 12/02/2020
al teatro San Carlo di Napoli (NA)

Norma
Lirica
Informazioni principali
Regista
Lorenzo Amato
Protagonista
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Lucio Tufano

  Redattore

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