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MILLE E UN VESTITO

Se Proust nella “Recherche” d…

Se Proust nella “Recherche” dona ad un semplice pasticcino, una forza evocativa tale da portare il suo personaggio a ricordare il passato sopito nella sua memoria al solo assaporare della sua fragranza al contatto con il the, non ci stupisce ascoltare le protagoniste di questa piece ricordare avvenimenti, piacevoli e non, al solo contatto con l’abbigliamento, da sempre considerato uno dei must del mondo femminile. In una scenografia colorata e brulicante di abiti ed accessori, ecco che vecchie vestaglie, golfini, sciarpe, calze e reggiseni, salgono alla ribalta per voce delle donne che li hanno indossati o che li hanno visti indossare dalle persone amate, alcune scomparse, ma che rivivono nel ricordo del capo che li aveva accompagnati in momenti particolari della loro vita. Autrice anche dell’adattamento (ispirato ad una raccolta di racconti) la regista Paola Coppi ha tessito (ed il termine ci sembra più che mai appropriato) una trama fatta di monologhi, che inteneriscono il cuore, e che non possono non provocare immedesimazione, soprattutto nelle spettatrici. Brave le giovani interpreti che riescono nella difficile impresa di far vivere personaggi (tre a testa) ed emozioni, di Titti Nuzzolese vanno ricordate le divertenti interpretazioni della maniaca del reggiseno, e della sposa succuba della mamma, a cui sottostà nell’avventurosa scelta della mise nuziale, di Angela Sajeva l’emozionante e struggente monologo in cui una donna ricorda il figlio scomparso attraverso gli abiti che indossava il giorno della sua morte, e quello tenerissimo della donna che attraverso la vestaglia logora della mamma ricorda tutta la sua famiglia e la sua infanzia, mentre Francesca Rossi Brunori risulta esilarante nella rievocazione dell’adolescente avviluppata in un abito aderente dall’improponibile colore viola scelto ingenuamente, nonostante i chili di troppo per debuttare nel mondo dei “grandi”. Molto efficace risulta poi la scelta musicale, un mix di rock anni 70, musica italiana e funky che culmina sul finale nella tenerissima “Gracias a la vida”, cavallo di battaglia di Joan Baez, tutte eseguite egregiamente dal vivo da alla chitarra e voce solista. “Mille e un vestito” è quindi uno spettacolo del tutto godibile, forse da alleggerire in qualche punto, ma comunque indovinato e con un potenziale che un attento rodaggio renderà ancora più accattivante.

 

al teatro Centro Teatro Spazio di San Giorgio A Cremano (NA)

Mille e un vestito
Prosa
Informazioni principali
Regia
Paola Coppi
Protagonista
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