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MACBETH

Il rarissimo “Macbeth” fiorentino segna l'apice del Festival Verdi

Recensione:
Macbeth

Il Macbeth è opera cruciale della carriera di Verdi, solo recentemente riscoperta nella sua grandezza, e questa edizione offerta dal Festival Verdi 2018 al Regio di Parma porta con sé due speciali motivi d'interesse. Anzitutto è il Macbeth che Verdi presentò alla Pergola di Firenze nel 1847, non quello rivisto nel 1865. Due partiture nella sostanza eguali, pur con cambiamenti più o meno rilevanti – apportati «se non per la metà, per un buon terzo almeno», Verdi dixit - ma pur sempre importanti perché voluti da un compositore all'apice delle sue capacità espressive.

Come il rifacimento del coro «Patria oppressa», e l'inserimento della grande aria della Lady «La luce langue». Nondimeno, almeno una volta nella vita è giusto avvicinare questa primigenia versione, e sentir invece la regina intonare l'aria precedente, «Trionfai!». E scoprire magari che, quasi quasi, si preferirebbe vederla chiudersi con il più stringente Finale originale.

Un protagonista imponente

Secondo motivo d'interesse, l'interpretazione di Luca Grassi: un Macbeth ancor più maestoso, ancor più spavaldo e convincente che nella lettura concertistica di Ravenna diretta da Muti, sentita lo scorso luglio. Grande interprete verdiano, per inclinazione e per l'ardente passione - lo ha dimostrato pure il recente Rodrigo di Bologna - qui, agendo sulla scena, compenetra ancor più e meglio la tormentata psicologia di questa figura shakespeariana; e nella resa delle sfumature, nella pienezza della parola, nella vigorosa vocalità, pare risolvere ogni problema interpretativo.

Non è seconda in merito la strepitosa Anna Pirozzi, la cui voce è foriera di belle seduzioni: intensa, sensuale - ma non troppo ferina - centra benissimo il carattere dell'ambiziosa e feroce Lady. E nel suo compito, risolto con ricchezza di tinte ed assoluta padronanza vocale, scopre per noi certe sottigliezze espressive che destano meraviglia. Michele Pertusi è un Banco in confezione extra lusso, va da sé. Giovanni Sala sostituisce l'indisposto Antonio Poli, e fa una splendida figura con il suo Macduff. Matteo Mezzaro (Malcom), Gabriele Ribis (il medico), Alexandra Zabala (la dama) si mostrano all'altezza del compito.

Orchestra si, regia no

All'interno di un teso arco narrativo, dirige con molta finezza, cura dl suono, elegante allure e ricchezza di dettagli Philippe Auguin, Senza mai perdere d'occhio la scena, attento e calibrato nel sostenere gli interpreti. In buca troviamo la Filarmonica Arturo Toscanini, la banda dietro è l'Orchestra Giovanile della Via Emilia. Ineccepibili come al solito gli interventi del Coro del Regio, guidato da Martino Faggiani.

Le regie di Daniele Abbado si assomigliano un po' tutte, questa non fa eccezione. Alla fine qua e là funziona, ma più spesso risulta flemmatica, iperconcettuale, noiosetta. Qualche guizzo bizzarro ravviva l'apertura del III atto: non un antro di streghe, bensì un'oscena festa in maschera. Cose però viste e straviste, come la solita poltrona a far da trono. Ne ritroveremo infatti una simile nell'Attila del giorno dopo. E mentre la nebbia che ogni tanto cala a fiotti dall'alto invoglia ad uscire al sole, mentre un grossolano tramezzo di plastica trasparente taglia la scena per lungo, si propongono una voluta povertà scenografica, ed il solito ricorso ai soliti, banali costumi di taglio moderno. Portano comunque una firma: quella di Carla Teti. I modesti accenni coreografici si devono a Simona Bucci.

 

Visto il 05/10/2018
al teatro Regio di Parma (PR)

Macbeth
Lirica
Informazioni principali
Regista
Daniele Abbado
Protagonista
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Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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