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LUNGS - UN DIALOGO AMOROSO MOZZAFIATO

Una scena vuota. Un uomo, …

Recensione:

Una scena vuota. Un uomo, una donna. Il loro continuo e serrato scambio dialettico. Lungs, un dialogo mozzafiato è il racconto di uno squarcio di vita di una giovane coppia dei giorni d'oggi, come la legge Duncan Macmillan e la porta sulla scena la precisione interpretativa di Massimiliano Farau. Un'operazione molto interessante che nasce da un testo del giovane drammaturgo e regista inglese, già molto apprezzato in Inghilterra e negli Stati Uniti per il suo modo mirabile di costruire una drammaturgia che privilegia la parola e il dialogo serrato.

Tutto parte da una parola: Bambino. L’evento spesso tanto atteso in una coppia diventa la scintilla di un dialogo ritmato e senza tregua: lui chiede a lei di avere un figlio e la bomba esplode. Il pensiero magmatico di lei si fa parola e azione e ne segue il ritmo. Si lancia in disquisizioni dalle mille deviazioni che connettono l'importanza di generare un figlio con la consapevolezza dei disagi del mondo circostante, fino a valutare il costo di un bambino in termini di produzione di CO2. L'orizzonte del fluire del pensiero tocca punte di ironia, sfumature che tutti sentono come condivisibili, attuali.

La dinamica tra i due è energica e chiara: Lei segue il pensiero e Lui, a fatica, segue lei per riportarla alla concretezza delle sue paure da cui parte tutto quel respiro di parole. Lui manifesta la sua complementarietà a lei nella capacità di mettere punti, fermare, deviare il flusso in una dimensione che riporta al loro rapporto reale, al loro condividere e condividersi. I due discutono, disquisiscono, si incontrano, si avvicinano e rilanciano.  Al centro il timore di esser incapaci di prendere in mano la propria vita e farsi carico di quella di qualcun altro, soprattutto nei tempi incerti in cui vivono. Tutto viene vissuto in toni che toccano punte di comicità e ironia che rendono il fluire del testo magnetico. La questione di avere un figlio viene affrontata da vari punti di vista e vengono toccati tutti gli inevitabili gradini di questo percorso per una coppia. La decisione o l’indecisione. La differenza tra un rapporto solo ‘animalesco’ e uno nobile d’amore. La necessità di trovarsi un lavoro stabile. L’ansia di appurare se lei è incinta. La necessità di dirlo o non dirlo ai propri genitori, con tutte le tipiche recriminazioni sui reciproci genitori. Il matrimonio e la paura del matrimonio. E poi l’aborto spontaneo. La tragedia, la chiusura della coppia. La fine di una storia che si concretizza nelle fine del loro frenetico dialogare: lei muta e lui che cerca altrove gentilezza.

Tutto in questo spettacolo accade attraverso le parole. Come in un ring, i due si incontrano e scontrano a suon di battute. Il tempo e lo spazio vivono nelle parole di quel dialogo incessante che è la loro vita. Ognuno dei due ha un ruolo chiaro e condivisibile: Lei, donna, un po’ isterica, molto loquace; Lui, uomo, la segue a tentoni e propone soluzioni pratiche. Al di sopra di loro la voglia di venirsi incontro. Lui a un certo punto, ormai allontanato da lei, riconoscerà che è sempre stata lei a pensare e a indurlo a pensare, a fargli leggere libri e a porgli questioni che da solo non avrebbe mai neppure notato. Il mondo maschile e femminile vengono scandagliati e in qualche modo presentati nella loro essenza riconoscibile e riconosciuta ma non per questo standardizzata.

Ma la storia non finisce qui. I due si rincontrano. Lui ‘fidanzato’ e lei rimasta innamorata di lui. La loro scintilla è ancora viva e così mentre sembra tutto finito perché, dopo aver fatto l'amore, lui le confessa che sta per sposarsi con un'altra, c'è l'evento: lei scopre di aspettare un bambino. Quella stessa parola che aveva fatto scoppiare gli equilibri riporta pace. Sono pronti ora, non a disquisire ma a vivere. Lui lascia la fidanzata per tornare da Lei e Lei difende a tutti i costi la volontà di avere questo bambino. Pronti ad affrontare la paventata mancanza di ossigeno, catastrofe per la vita del pianeta, con l'azione concreta di piantare alberi. La storia prosegue, tutto acquista un ritmo veloce, per piccole immagini intense e brevi dialoghi si coglie il passare degli anni. Fino alla morte di lui, fino al rimpianto di lei che parla a lui sulla sua tomba, per l'ultima volta ora che vive in ospizio.

Il pubblico a fine spettacolo è entusiasta. Si riconosce a pieno in ciò che vede, non fa fatica a sentirsi coinvolto, a lasciarsi guidare in disquisizioni che gli appartengono. L'ironia e la comicità nascono spesso proprio da questo sentire comune. Il processo di identificazione riesce anche perché tutto ciò che sente è credibile. Non c'è un attimo in cui i due intensi attori Davide Gagliardini e Sara Putignano svelino il gioco della finzione teatrale. La scena, essendo vuota, non sostiene le parole, sono gli attori che incarnano, rendono viva la parola. E loro sono sempre presenti in ciò che dicono con l'effetto di far ritenere vero ciò che accade e persino riuscire a far vedere i colori della stanza in cui si trovano, anche se in realtà i due personaggi vivono in uno spazio vuoto del palcoscenico. Bravura degli attori, tutti e due. Anche se va sottolineata la maggiore duttilità di Gagliardini che con la sua tensione fisica, i suoi sorrisi splendenti, lascia vibrare con più forza il testo, mentre risulta un po' meno variopinta nei toni e modi la Putignano.

E poi soprattutto la bravura del regista, Massimiliano Arrau. Una presenza che si percepisce piena nella scansione del lavoro, nelle geometrie degli spazi, degli attacchi e delle chiusure, nell'aver davvero sostenuto gli attori in quel passaggio dalla finzione scenica alla realtà scenica. Uno spettacolo memorabile.

Un unico appunto va fatto per il finale. Lo spettacolo dura non meno di un'ora e quaranta, un tempo che passa anche in fretta, senza annoiarsi, ma nell'ultima parte apre a una riflessione. Il susseguirsi di veloci immagini e dialoghi che raccontano lo scorrere veloce del tempo è molto interessante, ma in qualche modo ha lo stesso effetto degli esercizi di rilassamento dopo una corsa. La tensione diminisce e si rarefà il tempo. Si è indotti a riprendere il distacco emotivo dai personaggi, guardando lei ora anziana e ospite di un ospizio. Una scelta drammaturgica che di fatto fa sciogliere le emozioni e le tensioni magicamente suscitate da quel respiro affannato di parole.

 

Visto il 02/12/2015
al teatro Piccolo Bellini di Napoli (NA)

Lungs - Un dialogo amoroso mozzafiato
Prosa
Informazioni principali
Regista
Massimiliano Farau
Protagonista
Sara Putignano, Davide Gagliardini

Ilaria Barbara Varriano

  Redattore

Una persona in eterna ricerca... Appassionata di parole e di immagini. Giornalista e comunicatrice da quasi sempre, tra giornali e uffici stampa,...

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