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L’OBELISCO

Uno spettacolo da non perdere

Recensione:

L'obelisco è un breve racconto scritto da Forster nel 1939, ma pubblicato postumo solamente nel 1972,  nel quale lo scrittore britannico racconta l'incontro liberatorio di Hilda e suo marito Ernest con una coppia di giovani marinai, durante la villeggiatura, sul sentiero che conduce a un obelisco, unica attrattiva turistica del luogo.

Con pochi tratti Forster riesce a restituire le aspirazioni piccolo borghesi della donna, alla psicologia della quale, sostenuta da un certo immaginario collettivo cinematografico che ne colonizza la fantasia, contrappone la mente analitica ma un po' pedante del marito Ernest.

Dopo l'incontro della coppia con i due marinai Forster introduce un colpo di scena finale col quale mostra come, pur nel suo sentire profondo che va oltre l'egotismo del marito, Hilda non sappia cogliere le necessità di Ernest, celate e non dette, e che rimangono tra le righe del racconto al punto tale che un lettore e una lettrice distratte potrebbero anche non cogliere nella loro interezza.

Questa materia narrativa in mano alla sapienza e alla sensibilità drammaturgiche di Luca De Bei diventa una pièce teatrale elegante e magnificamente riuscita.



De Bei dà più sostanza ai due giovani marinai che la coppia incontra nella sua vacanza, facendo raccontar le loro origini familiari, collocando temporalmente la storia pochi mesi prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. 



Il cambiamento anelato dalla coppia, e soddisfatto, si staglia così contro l'imminenza della guerra divenendo esempio di una cesura culturale, morale e politica.

Per sviluppare i dialoghi dei personaggi, laddove nel racconto sovente è il narratore a riportarli, De Bei si è servito di un altro racconto di Forster La mano dell'amicizia (maldestra traduzione dell'originale The Helping Hand, "L'aiuto", "Il supporto") anch'esso pubblicato postumo, nel quale si discetta di arte, dimostrando non solo di conoscere bene l'autore ma di amarlo anche molto visto il rispetto con il quale implementa i materiali originali pur dimostrandosi estremamente capace di fare da solo.

Solo a tratti il testo tradisce involontariamente un giudizio sui personaggi, quando la pièce allude con molta discrezione a un possibile vantaggio materiale come intenzione sotterranea nella relazione tra due personaggi, o quando Hilda viene tratteggiata con qualche naivetè di troppo, elementi che nel racconto di Forster non ci sono, per spiegare certi passaggi della della storia con considerazioni che sono molto più vicine al nostro sentire contemporaneo che a quello del periodo in cui il racconto è stato scritto.

Come per tutte le sue regie anche per L'obelisco De Bei impiega il sonoro  con precisi scopi drammaturgici, dalle canzoni swing americane degli anni 30 - i cui testi hanno sempre a che vedere con lo stato d'animo o la situazione in cui si trovano i personaggi - al rumore incombente degli aerei, che passano sopra le loro teste, forieri di quella guerra che i due marinai sanno che verrà presto e che solo Ernest si ostina ottimisticamente a escludere come possibilità.

La scena, splendida, di Dario Dato, ha rivoluzionato lo spazio del Teatro dei Conciatori sviluppando il palco sul lato lungo della sala ricostruendo con mezzi semplici ma efficacissimi il pendio sabbioso che porta in cima al promontorio dove si trova l'obelisco, promontorio sul quale i personaggi si muovono con la dovuta difficoltà grazie alla iuta che restituisce la consistenza della sabbia mentre dei velatini sulla parte destra del palco ricostruiscono il bar dove la pièce prende il via e si conclude  e un altro velatino percorre tutto il fondale di quinta che, retroilluminato, rappresenta il cielo tersissimo e celeste che, tra una scena e l'altra, si colora di rosso cupo e arancio,  mentre il buio sul palco segnala la cesura tra un momento e l'altro del racconto, e le silhouette dei protagonisti vi si stagliano contro,  con una elegante rielaborazione teatrale di quel linguaggio cinematografico cui nel testo Forster dedica uno spazio importante nell'immaginario di Hilda.

Alessandro Rugnone e Michele Lisi sanno restituire con generosa schiettezza i due marinai compagni di strada di Ernest e Hilda contribuendo a dar loro corpo non tanto con la pur notevole avvenenza, che seduce appena compaiono in scena, ma con la sincerità con la quale interpretano i due marinai diversissimi per indole e atteggiamento dando soddisfazione allo spessore umano del quale De Bei li ha dotati in fase di riscrittura.

Antonio Serrano sa restituire con nervosa puntualità la pedanteria un po' frigida di Enerst, il professore che ama correggere la moglie ma che rivela avere un affetto grande e sincero per i suoi studenti, mentre Gianna Paola Scaffidi sa restituire con credibilità tanto i momenti più intimi, quasi crepuscolari della pièce, quanto quelli più gai della commedia con i quali De Bei gioca con misurato controllo.

L'obelisco si impone come  esempio riuscitissimo di elegante trascrizione di un racconto per il teatro, una trascrizione che vede ogni elemento della messinscena, dal testo alla regia, dalle luci alla scenografia, dalla recitazione alle musiche (e ai rumori) contribuire con elegante sinergia a una drammaturgia d'eccellenza, caratteristica che costituisce la firma di De Bei, autore e regista raffinatamente colto che sa parlare al pubblico con fare diretto e con una felicità comunicativa che colpisce e commuove.

L'obelisco è in scena al Teatro dei Conciatori fino al 2 febbraio p.v.

Non avete giustificazioni di sorta.

Fatevi un regalo.

Andatelo a vedere.

 

Visto il 18/01/2014
al teatro Dei Conciatori di Roma (RM)

L’OBELISCO
Prosa
Informazioni principali
Regia
Luca De Bei
Protagonista
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Alessandro Paesano

  EX-REDATTORE di ROMA

Di origini siciliane, ma nato e cresciuto a Roma, Alessandro Paesano arriva alla critica teatrale (su Cinema d'Essai), e cinematografica (su Film) neg...

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