Geolocalizzazione

Se lo desideri puoi concedere il consenso alla localizzazione per visualizzare notizie e spettacoli della tua provincia.

Oppure puoi selezionare manualmente la tua provincia:

Con tutto il rispetto che ind…

Con tutto il rispetto che ind…

Con tutto il rispetto che indubbiamente merita Ronconi, grande innovatore ed inesausto ricercatore, creatore di spettacoli originali e fuori dai soliti schemi – come dimenticare Infinities? – assistendo alla messinscena di “Le rane”, testo aristofanesco intriso di satira e critica sociale, che conclude la trilogia ronconiana sul teatro antico, non si può non essere sopraffatti da un generale senso di noia. Il regista, notoriamente didascalico, si perde nell’analisi eccessiva, nell'adesione totale ad ogni singola parola del testo, proponendo uno spettacolo troppo cerebrale, poco emozionante e, in definitiva, noioso. Naturalmente, ad un’analisi più razionale dei singoli aspetti della messinscena, alcune cose le salverei: Ronconi, puntando alla riattualizzazione, utilizza un’interessante scenografia, e giunge a rappresentare un mondo urbanizzato in degrado che ha l'aspetto di una città in sfacelo, tra copertoni e carcasse d'auto, come un'enorme discarica, con risultati quasi inquietanti. L'inferno, squassato dalla pioggia, da esseri demoniaci e dall'ingorgo delle macchine, diventa riflesso dell'Atene corrotta del IV secolo a.C., a sua volta specchio del mondo di oggi. Un plauso meritano anche gli interpreti: eccellente il protagonista Massimo Popolizio, anche se non ho trovato particolarmente felice la scelta di rendere Dioniso come un cialtrone romano, con tanto di panza e accento marcato. Bravi anche i due interpreti di Eschilo ed Euripide, che Ronconi si premura di far "volare" come al suo solito: questa volta i due si sfidano in una singolar tenzone su un'enorme bilancia in cui viene pesata la bravura dei due poeti, appesi ad una trave d'acciaio. Ronconi cerca una partecipazione critica da parte dello spettatore, ma non si rende conto, a mio parere, di perdere di vista il primo obiettivo della comunicazione teatrale: il godimento. Il teatro, come forma di comunicazione diretta ed immediata, deve prima di tutto suscitare interesse, provocando nello spettatore emozioni, sensazioni, riflessioni. Quando una messinscena rasenta la noia, tutto il resto passa in secondo piano. In definitiva, uno spettacolo pregevole sotto certi punti di vista, ma che piace ai critici e non al pubblico.

 

Anna Sironi

  Redattore

a...

>> continua