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L'AVARO

Un avaro di Molière... abruzzese!

Recensione:

Davvero comico ed originale lo spettacolo proposto da Stefano Angelucci Marino! Il ben noto testo dell'”Avaro” scritto da Molière più di 3 secoli fa, infatti, è stato oggetto di una rielaborazione sia nel genere teatrale che sotto l'aspetto linguistico.

La messinscena, un atto unico della durata di un'ora circa, è stata a dir poco versatile, dato che ha spaziato dalla tradizione al teatro di marionette alla commedia dell'arte, ed ha visto come ulteriore condimento scenico gli abiti e le musiche settecentesche, rese vicine e ancor più comicamente familiari al pubblico (per lo più aquilano) di Teatro Zeta, attraverso la traduzione delle battute molièriane in dialetto della costa abruzzese.

Pochi gli attori-personaggi in scena: solo 3 (Arpagone e i suoi servi), con Angelucci Marino nei panni del vecchio padre, tanto tirchio quanto avido di sesso e soldi. A fare il ruolo dei suoi figli, cioè Cleante ed Elisa (e a volte dello stesso Arpagone) c'erano le marionette (vestite anch'esse in maniera settecentesca e dialoganti in dialetto abruzzese) che sono state abilmente manovrate sull'alta sedia-trono di Arpagone e nei tableuax della porta che, posta al centro del palcoscenico, costituiva (insieme alla sedia), l'elemento scenografico dello spettacolo. Da questa porta ha fatto il suo ingresso ufficiale Frosina, interpretata da Tommaso Bernabeo, per un'inaspettata scena scabrosa nello spettacolo. Infatti, con le tecniche esagerate dell'antica commedia dell'arte, sono state inserite nello spettacolo delle vere e proprie scene dei seduzione a luci rosse (erano rosse anche le luci di scena) che, però, come da tradizione molièriana, non hanno distolto Arpagone dalla sua mano protettiva sul denaro.

L'allestimento, nonostante l'unità tematica del testo (e del linguaggio!) e la bilanciata alternanza scenica tra i tradizionali soliloqui/dialoghi di Arpagone in persona e delle marionette, ha visto anche la presenza di due scene ben definite e in contrasto con la bonarietà ed ingenuità visiva di quelle precedenti: la scena a luci rosse e la scena al buio (forse un po' lunga) di Arpagone che freme per la difesa dei suoi averi.

L'avarizia di padre-padrone è stata messa in scena fino agli estremi: egli è stato il vero e unico protagonista della pièce che è stata sfoltita di tutti gli altri elementi e personaggi. Lo spettacolo è terminato con il monologo in cui il vecchio avaro, derubato dei suoi preziosi denari, si domanda come facciano i suoi poveri soldi a vivere senza di lui!
L'idea delle marionette è stata davvero azzeccata! Un po' meno lo è stata l'introduzione delle due scene a contrasto (quella a luci rosse e quella senza luci) perché, stilisticamente distanti, erano troppo ravvicinate tra loro, rispetto alle scene delle marionette. Apprezzabile anche la comica trasposizione linguistica al dialetto abruzzese. Bravissimi gli attori.

Consiglio lo spettacolo a chi apprezza la ruvidezza psicologica di Molière a chi ama le marionette e i revival vicini alla commedia dell'arte. Ed infine a chi si diverte a veder rappresentate commedie famose in stili registici e linguistici diversi dal consueto!

 

 

Visto il 18/01/2011
al teatro Zeta di L'Aquila (AQ)

L'avaro
Prosa
Informazioni principali
Regia
Stefano Angelucci Marino
Protagonista
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La Redazione di Teatro.it

  Redattore

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