L'AGGANCIO

Drammatizzato e messo in scen…

Recensione:

Drammatizzato e messo in scena da Serena Sinigaglia, interpretato da Mariangela Granelli e Fausto Russo Alesi, “L’aggancio” è uno dei romanzi più recenti del premio Nobel sudafricano Nadine Gordimer e probabilmente non è il più originale. La riduzione teatrale ne mette in scena i tratti salienti, i passaggi chiave, affidandone dialoghi e narrazione in terza persona ai due interpreti dei protagonisti, Julie e Abdu. In un ipotetico paese occidentale (il Sudafrica?), Julie, ricca figlia viziata di genitori separati e risposati, cerca la realizzazione in una vita apparentemente alternativa, fatta di amici da bar, automobile da rottamare, un lavoro da p.r.; Abdu, immigrato (arabo?) con laurea, cultura e aspirazioni, cerca di uscire dal ghetto in cui inevitabilmente sono catapultati tutti i clandestini, lavorando in un’autofficina come meccanico. Tra una latta di olio e uno spinterogeno, scatta l’incontro dei due (o meglio ‘l’aggancio’). Si parlano, si piacciono, si amano con una passione travolgente senza mai pensare al futuro, che arriva puntualmente nelle vesti di una lettera di espulsione per il povero Abdu. Julie cerca l’aiuto degli influenti amici paterni, senza risultati, e decide di seguire l’amante (amato?) Abdu nel suo paese d’origine, sposarlo e cambiare vita abbandonando tutto e tutti, senza la minima esitazione. Con l’allegra incoscienza della giovinezza, e anche un po’ della stupidità, Julie si ritrova a vivere in un mondo che non conosce e che anche Abdu odia; un mondo fatto di divieti, rituali, tabù, donne velate e sospettose, teocrazia e rigidità mentale; ma anche di famiglia, legami profondi, rispetto reciproco, grande dignità. Inutile dirlo, Julie si innamora della sua nuova condizione, del deserto e della sua nuova famiglia e, quando Abdu riesce ad avere i permessi per espatriare negli Stati Uniti, lo lascia partire da solo per continuare la sua nuova vita in attesa del suo ritorno. L’andamento della piéce si dilata e rallenta, passando dal frenetico inizio fatto di brevissimi quadri che descrivono i primi incontri-dialoghi-amplessi tra i due, all’immobile fine con l’immagine di Julie, vestita alla maniera araba, che contempla l’amato e infinito deserto. Sulla scena nessun arredo mimetico, solo grandi barili di metallo che simulano automobili, letti, tavoli, e dai quali all’occorrenza esce anche la sabbia del deserto, e un grande lenzuolo che copre tutto, passato e futuro, con la sua lattiginosa consistenza, come l’instancabile fluttuare della sabbia. Ottime le scelte scenografiche di Maria Spazzi, essenziali, ma mai banali; ottima l’interpretazione di Fausto Russo Alesi, sempre equilibrata e credibile, mai eccessiva, come invece risulta a tratti quella di Mariangela Granelli; bellissime, per quanto inadatte al contesto, le musiche tratte dal celeberrimo “Black album” del Metallica, scelte da Alessandro Verazzi per commentare le forti emozioni in scena. Uno spettacolo che ha quasi tutto, e avrebbe potuto coinvolgere maggiormente il pubblico con un plot più innovativo e originale.

 

Visto il 30/03/2010
al teatro Auditorium Bergamo di Bergamo (BG)

L'Aggancio
Prosa
Informazioni principali
Regia
Serena Sinigaglia
Protagonista
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Petra Motta

  EX-REDATTORE di MILANO

Carriera Scolastica 1991 - 1996: Ha frequentato a Bergamo il Liceo Classico Statale Paolo Sarpi, conseguendo la maturità classica con il voto di 60/...

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