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Una Venexiana a Palazzo

Recensione:
Una Venexiana a Palazzo

Il teatro è il cavallo di Troia con cui prendere la città” scriveva Julian Beck sul finire degli anni ’60, invitando a disertare le canoniche sale teatrali per invadere gli spazi pubblici, metropolitane o piazze che fossero.
In che modo si può ancora oggi prendere la città? Semplicemente riconoscendo alle città il loro naturale ruolo di palcoscenico a cielo aperto e rimettendo così in circolo un’idea di teatro diffuso. E se c’è in Italia una città dove s’immagina tutto ciò possa accadere, questa è senz’altro Venezia.
Il Teatro Stabile del Veneto sposta dunque la sua programmazione, seppur per un solo appuntamento, nelle sale della storica dimora cinquecentesca di Palazzo Grimani, catapultando gli spettatori nel bel mezzo dell’amoroso triangolo che compone La Venexiana per la regia di Giuseppe Emiliani e i costumi di Stefano Nicolao.

Un triangolo erotico

La vicenda è nota: una vedova e una donna sposata si contendono le attenzioni di un baldanzoso forestiero che si concede a entrambe, sfidando le reciproche gelosie in nome della sua esuberante giovinezza. Sullo sfondo una Venezia edonistica che non rigetta i piaceri e insegue le passioni erotiche con la stessa frenesia con cui sia Angela che Valeria anelano al loro Iulio.
La messa in scena si dipana tra alcune delle sale più belle del Palazzo, il pubblico assiste alla piccante confessione che della vedova a Nena, sua fantesca, o alla notte in cui finalmente Iulio potrà soddisfare tutti i suoi desideri, quasi come un intruso penetrato in uno spazio intimo e protetto. Tra attori e spettatori nessuna quarta parete, i primi ammiccano ai secondi e questi ultimi si lasciano docilmente guidare, mentre affollano i bellissimi spazi di Palazzo Grimani. Ancora una volta il connubio teatro e bene pubblico risulta vincente: uno spettacolo itinerante permette di scoprire le meraviglie di uno dei più bei palazzi della storia veneziana.

Anche il pubblico nel gioco delle passioni

In questo genere di iniziative, c’è il rischio che la forza del testo o la capacità degli interpreti lascino il passo alla straordinarietà del monumento, non più semplice contenitore ma presenza fisica e oggetto privilegiato di attenzione. Tuttavia, ne La Venexiana di Palazzo Grimani questo rischio è trasformato in opportunità. L’intera messa in scena ha saputo puntare sui tempi e la fluidità dei dialoghi, sulle capacità ammaliatrici degli interpreti che mai lasciano il pubblico fuori dal loro gioco di passioni e bramosie, permettendo agli spettatori di ammirare la magnificenza degli arredi passando da una sala all’altra ma incatenando poi i loro sguardi con il ritmo e la veridicità della recitazione.

Un’Angela bruciante di desiderio che Susanna Costaglione ha reso con il giusto equilibrio di frenesia e possessività, altrettanto convincente è apparsa la Nena di Maria Celeste Carobene, nella quale guizzi fanciulleschi si mescolano a punte di originale maturità. Troppo lezioso e ridondante invece Leonardo Tosini nelle vesti di Iulio, così come eccessivamente rigida la Valeria di Silvia Piovan.
Con questa Venexiana lo Stabile del Veneto segna un altro punto a proprio favore, scommettendo su Venezia e la sua centenaria vocazione di città-teatro. Che la scommessa sia stata vinta sta sicuramente nell’eccezionale afflusso di pubblico. Con quale risultato? una settimana di recite straordinarie.

 

Visto il 24/02/2018

Angelo Callipo

  Redattore

Laureato in Lettere Classiche, si è formato all' Accademia del Teatro Politeama di Napoli e all' Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa. Do...

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