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LA VEDOVA ALLEGRA

Mai prendersi sul serio, divertirsi piuttosto: il credo di Danilo Danilowitsch ne “La vedova allegra”

Recensione:
La vedova allegra © Michele Crosera

«Spesso innamorarsi spesso, raro fidanzarsi... sposarsi mai!», questo il credo del conte Danilo Danilowitsch. Ma ci cascherà, eccome se ci cascherà. Un po' di tira e molla, ma alla fine l'orgoglio capitola e l'amore trionfa. Perché il cuore ha ragioni che la ragione ignora, come annotava Pascal...

Doveva andare in scena a fine dicembre al Teatro Verdi di Padova e al Del Monaco di Treviso, La vedova allegra di Franz Lehár, se la pandemia non avesse ha sparigliato le carte. Lo spettacolo, molto impegnativo scenicamente, ha visto finalmente ora la luce, eseguito a sala vuota, registrato e trasmesso in streaming sulla piattaforma Backstage -Teatro Stabile del Veneto, oltre che su YouTube (visibile nella scheda dello spettacolo - sezione VIDEO). 

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L'Orchestra è la Filarmonia Veneta, comodamente sistemata in platea. La dirige Alvise Casellati con piglio brillante, ricchezza di colori, spumeggiante ariosità. Ed un tocco di spensierata eleganza. Ci offre insomma molto, molto più dei soliti konzertmeister di Bad Ischl. E merita il nostro encomio pure la luccicante e lieve regia di Paolo Giani Cei, artista factotum che ha ideato pure scene, costumi, coreografie e luci. Un intervento ricco di vivacità ma senza eccessi né sbavature, con buon senso della misura, che ripensa la celebre operetta offrendoci equilibrata comicità e garbato divertissement.

Il gusto del pastiche

Come capita di frequente, la struttura de La vedova allegra viene in qualche modo ripensata. Ogni direttore, ogni regista la vede a modo suo, auspicando che, come nel caso presente, siano sulla stessa lunghezza d'onda. Qui, alla festa di Hanna troviamo il bel cameo della Diva Italiana – è Daniela Mazzuccato - che canta due motivi: il Valzer di Frou Frou da La duchessa del Bal Tabarin di Carlo Lombardo e poi, a chiudere il sipario Ah! Quel dîner je viens de faire! da La Périchole di Offenbach. Molto sbronza, va da sé, ma deliziosamente charmante. Il terzo atto ambientato da Maxim's viene rimpolpato rispetto alle versioni che corrono veloci al finale con solo tre numeri musicali: l'apparizione di Valencienne e delle vaporose grisettes con Si, noi siam le signorine delle sere parigine, il tenero valzer Tace il labbro, la passerella finale con la ripresa di E' scabroso le donne studiar.

Questa volta, spiluccando nel repertorio, la serata nell'affollato cabaret è aperta con l'entrée di Njegus Stanotte faccio il parigin, cui fa seguito l'assieme maschile Nell'armadio delle signore e quindi, dopo l'irruzione delle grisettes, il trio Sylviane/Olga/Praškowia intona Heja, fanciulla (duetto che solitamente cantano Hanna e Danilo al II° atto). Spunta pure l'irresistibile “Duo de la mouche” (Il m'a semblé sur mon épaule) preso da Orphée aux Enfers di Offenbach, e cantato da Njegus (vestito da mosca, ovviamente) e dalla Diva Italiana. Inserto coreografico a questo punto legittimo, il travolgente Can Can dal medesimo capolavoro offenbachiano.

Cantanti che si divertono, e che divertono anche noi

Alessandro Safina è chiamato per l'ennesima volta a dar vita al fatuo Danilo, rendendolo con garbata ed aristocratica nonchalance, ed una presenza scenica perfetta. Anastasia Bartoli canta con indubbia bravura e nessuna defaillance la sua Hanna; però nell'insieme l'interpretazione risulta manierata, quasi raggelata, priva cioè dell'abbandono e della grazia frivola e coquette necessaria. Cosa che invece riesce  bene a Ruth Iniesta, maliziosa e garbata Valencienne, corteggiata dal Rossillon di Matteo Roma, tenore timbricamente morbido e vocalmente sfavillante. Quanto ad Omar Montanari, eccolo dar corpo ad un simpaticissimo Barone Zeta. 

Inutile dire poi che Daniela Mazzuccato, la Diva Italiana (ma quante gaie Valencienne ci ha donato!) e Max René Cosotti, impareggiabile Njegus, sono da sempre due scafatissimi interpreti comici. Affiatato contorno di comprimari: Silvia Celadin è Sylviane, Alice Marini Praškowia, Giovanna Donadini Olga; fra gli uomini, William Corrò impersona Cascada, Marcello Nardis è St. Brioche, Gabriele Nani Bogdanowitsch, Andrea Zaupa Kromow, Antonio Feltracco un Pritschitsch abbigliato stavolta da alto prelato. Volendo cavillare, però, qualche approssimazione e qualche scollamento, in taluni momenti d'insieme, ad un ascolto attento non sfuggiva. Bene il Coro Lirico Veneto, gustosi gli interventi coreografici di Padova Danza Project.

 

Visto il 21/02/2021
al teatro Verdi di Padova (PD)

La vedova allegra
Classica
Informazioni principali
Regia
Paolo Giani Cei
Protagonista
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Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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