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LA FINTA GIARDINIERA

Una Giardiniera divertente e spumeggiante al Teatro alla Scala

Recensione:
La finta giardiniera

Primo dramma giocoso dell’allora diciannovenne Wolfgang Amadeus Mozart, La finta giardiniera si può considerare una sorta di cartone preparatorio di quelli che saranno i capolavori della maturità, ovvero i tre titoli composti in collaborazione con il librettista Lorenzo Da Ponte, nei quali comicità e dramma si mescolano in perfetto equilibrio.

Nella sua struttura, basata prevalentemente sulle arie chiuse, sono presenti in minima parte i duetti, i concertati e le scene d’insieme, motivo per cui l’opera, più che uno studio drammaturgico, si presenta come uno studio dei caratteri dei vari personaggi.

Regia dinamica e vitale

Nell’allestimento proveniente dal festival di Glyndebourne, il regista Frederic Wake-Walker e lo scenografo e costumista Antony Macdonald ambientano la vicenda in una sala ricostruita del castello di Nymphenburg, alle porte di Monaco di Baviera, che progressivamente si smaterializza atto dopo atto. Le imponenti scenografie presenti all’inizio lasciano spazio a quinte dipinte che vengono progressivamente distrutte dagli attori e, nel finale, rimane solo un fondale nel quale è rappresentato un bosco autunnale. Tutto procede di pari passo con la progressiva presa di coscienza dei protagonisti, che passano da una situazione iniziale di maschera teatrale a veri e propri personaggi consapevoli.

Anche costumi ed atteggiamenti tendono a mutare: nel primo atto i personaggi hanno vestiti e posture fortemente stereotipate, ricordando delle statuine di porcellana, mentre nei seguenti gli abiti si semplificano e le intenzioni diventano sempre più vere. Il tutto si sussegue in una girandola divertente e spumeggiante in cui non ci sono mai cadute di ritmo e le simpatiche gag sopperiscono ad un libretto abbastanza avaro di situazioni.

Ottimo il cast che si immedesima nello spirito dell’opera

Alla testa dell’orchestra del Teatro alla Scala su strumenti storici, il maestro Diego Fasolis è in perfetta simbiosi con lo spirito mercuriale della regia: il suo Mozart è brioso, dinamico nelle scelte agoniche ma allo stesso tempo ricchissimo di accenti e sfumature. La scelta degli strumenti d’epoca non è mai sinonimo di aridità nel suono, che anzi appare sempre luminoso ed espressivo. Eccellente il cast a partire dalla Sandrina di Hanna-Elisabeth Müller. La cantante tedesca si distingue per il timbro morbido e corposo. La facile salita all’acuto e la raffinatezza del fraseggio le hanno permesso di distinguersi nella lunga scena del secondo atto “Crudeli, oh Dio fermate”.

Al suo fianco Bernard Richter è un Belfiore dalla voce salda, ben proiettata negli acuti e solida nei centri. Lucia Cirillo interpreta con grande convinzione il ruolo di Ramiro, all’epoca affidato ai castrati, sfoggiando un timbro caldo e brunito. Annett Fritsch è estremamente gustosa nel rendere le nevrosi di Arminda, marcandone il carattere brusco e volitivo. Krešimir Špicer è un Podestà viscido ed erotomane dalla voce ampia, non sempre impeccabile nel fraseggio. Ottima la coppia dei servitori: Mattia Olivieri è un Nardo dalla voce timbrata e robusta che si distingue per un’esecuzione da manuale dell’aria “A forza di martelli”, e molto brava è Giulia Semenzato nel delineare una Serpetta simpatica e vitale, la cui voce chiara, ma ottimamente sorretta scintilla negli acuti.

Al termine applausi convinti e ripetute chiamate a proscenio per tutti gli interpreti.

 

Visto il 23/10/2018
al teatro Teatro alla Scala di Milano (MI)

La finta giardiniera
Lirica
Informazioni principali
Regista
Frederic Wake-Walker
Protagonista
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Davide Cornacchione

  Redattore

Studi classici e laurea in farmacia. La lettura del Macbeth di Shakespeare suggerita da una lungimirante insegnante di italiano in terza media ha stim...

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