Geolocalizzazione

Se lo desideri puoi visualizzare notizie e spettacoli della tua provincia.

LA BISBETICA DOMATA

Chi è più bisbetico, Caterina o Petruccio?

Recensione:

Assistere ad un'opera teatrale del Teatro Stabile d'Abruzzo a L’Aquila, attualmente, ha qualcosa di magico. E non solo per le pièces in cartellone, ma anche per la location suggestiva in cui sono rappresentate: il Ridotto del Teatro Comunale.
Quello che mi ha colpito, al di là dell'allestimento di per se, La bisbetica domata di William Shakespeare, è stato anche il quadro visivo.
Il Ridotto ha un arco di proscenio molto basso (che produce una forma rettangolare) e gli angoli sono arrotondati. Questo rende la visione particolare. Attraverso questo arco di proscenio rettangolare sembra di guardare un meraviglioso tesoro splendente, come uno scrigno aperto, con un risultato quasi intimistico e raccolto su un mondo leggendario. Non più un ambiente nel quale si è quasi proiettati dentro, come i grandi teatri, ma uno spettacolo esclusivo da guardare.
E la cosa è ancor più notevole se si assiste ad una favola, come è, appunto, La bisbetica domata di Shakespeare.
Va aggiunto che la profondità del palcoscenico non è molta. Questo avvicina al pubblico la scenografia, fatta di pannelli con immagini di grattacieli e bauli/muri di colore beige: se da un lato limita i movimenti degli attori, dall’altro contribuisce all’aura di magia e suggestione dell’evento. I costumi, un'alternanza di stile antico e contemporaneo, hanno contribuito al risultato.

Appare naturale dire che un’opera teatrale è bella quando si legge il nome del bardo inglese come autore, famoso a livello mondiale, conosciuto sia da chi fa teatro sia da chi il teatro non sa neanche che esiste, ma il merito va anche agli interpreti, al regista ed ai suoi collaboratori (scenografi e costumisti).
Shakespeare ha ambientato la maggior parte delle sue pièces sul vecchio continente e moltissime hanno come base proprio l’Italia, a cominciare dall’ambiente veneto di Verona e Padova.

La bisbetica domata è una di queste: la cornice (che introduce al sogno e poi al risveglio) è ambientata in una taverna inglese, la storia centrale a Padova, città natale della bisbetica Caterina e della sua famiglia (la socievole Bianca, contesa da molti uomini, ed il magro padre, Battista, desideroso di far sposare Caterina per maritare Bianca col miglior partito) e poi a Verona, città dello squattrinato cacciatore di dote Petruccio (che riesce a sposare ed ammansire, attraverso la sua bisbeticità, tirchieria e povertà, Caterina).

Un plauso va fatto al regista della pièce, Armando Pugliese, che ne è stato anche l’adattatore.

Secondo la filologia esistono due versioni shakespeariane della storia: una del 1594, con la tipica cornice iniziale e finale ambientata in suolo inglese e con ambientazione ateniese per la trama della bisbetica, ed una del 1623 con ambientazione padovana, ma senza la parte finale della cornice ed in cui i nomi e i rapporti dei parentela dei personaggi sono diversi.

Data come normalmente accettata la versione del 1623 (con l’aggiunta della cornice sia iniziale che finale del 1594), Armando Pugliese ha proposto un testo ancora più smilzo e coerente, nel quale, per esempio il lungo discorso sulla caccia all’inizio del I atto è sostituito da un latrato di cani.

Sono d’effetto le incursioni oniriche, tra il pezzente, il tenero clownesco ed il grottesco, dei servi-troll dalle parrucche arancioni, cortigiani di Petruccio a Verona, che sbucano dai bauli/muro per commentare i fatti.
Nel finale ho avuto l’impressione che il ritmo si avvicinasse al cabarettistico, con personaggi meno lirici e più caricaturali. Notevole ed apprezzabile in tal senso è stato Vincenzo, interpretato da Daniele Gonciaruk.
Sono stati bravi tutti gli attori, ma ho apprezzato molto, sopratutto il Lucenzio interpretato da Maurizio Tomaciello, che pareva visibilmente a suo agio e divertito nel ruolo.

Edoardo Siravo è un grande attore, non solo per i ruoli che ha interpretato, Sly e poi Petruccio, ma anche per il tipo di recitazione, spontanea, al limite forse del grottesco e dell'inquetante per la sua bisbeticità e per questo più vicino a Caterina che non agli altri personaggi.

Visibilmente divertita nella parte della bisbetica, Vanessa Gravina, con i suoi terribili, quanto esilaranti, versi di ingresso e uscita di scena (peccato per certi movimenti a volte a scatti); era vestita tra la piratessa e la cavallerizza, accompagnata da un frustino minaccioso (persino il bouquet di nozze lo usa come un frustino) e non ha fatto altro che dimostrare, a suo modo, attraverso un'arguta dialetticità, tutta la propria intelligenza di fronte al bisbetico Petruccio e agli altri uomini, in cerca di sesso e soldi, corteggiatori della sorella Bianca (che diventa bisbetica dopo il matrimonio).

Apprezzabile anche Giulio Farnese nella parte del padre deille due ragazze.

Erano molto belle le musiche slave ed anche i movimenti corali maschili erano d’intesa. Non mi ha convinto, invece, la stigmatizzazione maschile della vittoria secondo cui un personaggio che aveva perso in una diatriba, veniva appoggiato col petto sul tavolino.

In conclusione, questa pièce è indicata agli amanti della commedia degli equivoci (un po' farseschi), delle belle favole e per chiunque voglia passare un’allegra e piacevole serata a teatro.

 

Visto il 11/12/2010
al teatro Comunale - Ridotto di L'Aquila (AQ)

La bisbetica domata
Prosa
Informazioni principali
Regista
Armando Pugliese
Protagonista
---

Annalisa Ciuffetelli

  EX-REDATTORE di DELL'AQUILA

Ha conseguito due lauree magistrali: "Lingue e letterature straniere - indirizzo: storico-culturale" (2004) e "Storia dell'arte e del teatro" (L....

>> continua