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LA BALLATA DEL CARCERE DI READING

<i>Ogni uomo uccide ciò che ama...</i>

Recensione:

Qualche sedia destinata a rimanere vuota, una scrivania laterale ed un crocefisso reclinato a terra, sullo sfondo, come se fosse caduto per un senso di pesantezza per il dolore di ciò che gli uomini hanno saputo inventare per farsi del male. Questa è la scenografia e l’essenza stessa della ballata del carcere di Reading portata al Teatro San Ferdinando da Umberto Orsini, insieme con Giovanna Marini. Il loro è stato un incontro artistico e sostanziale intorno ad un tema, come quello della pena di morte, che entrambi hanno letto immediatamente in termini aulici: Orsini con la sua personale traduzione di quella che è una vetta assoluta di un animo complesso come fu quello di Oscar Wilde, e la Marini con una lettura musicale che l’ha portata a sentire un collegamento naturale fra la forma dell’antica ballata inglese la cadenza particolare delle parole dell’originale: “He did not wear his scarlet coat, For blood and wine are red, And blood and wine were on his hands When they found him with the dead, The poor dead woman whom he loved, And murdered in her bed.” L’impianto dello spettacolo è concepito per l’alternanza delle due voci e delle due lingue, oltre che fisica dei due protagonisti che si scambiano più volte di posto, come per cedere il passo alle due diverse sensazioni, quella della Parola e quella dell’evocazione musicale; fra le sedie e la scrivania, Orsini porta con sé quel testo che sembra una specie di testamento, e spesso lo legge perche non vuole impersonare Wilde, ma essere il tramite fra l’eco della sua ballata ed il pubblico. Ed è questa la punta più alta dell’intero lavoro, ha un nome ed un cognome, perché sentire la voce di Umberto Orsini è come spogliarsi di ogni tramite fra libri, testi, memorie, pensieri e collegamenti mentali: lui è quella voce che nemmeno lo stesso Wilde voleva essere, perché oltrepassa l’aspetto personale, ed entra nella testa di ciascuno come se fosse il pensiero stesso, con la sua altezza, a farsi sentire, ad espandersi nella sala, a raggiungere i sensi. È questo, è ascoltarne il tramite attraverso la sua interpretazione, il vero ed assoluto incanto. Nell’alternanza fra il tema dell’arte come osservazione della Vita e quello della sua interpretazione del vissuto, c’è poi un altro contenuto caro a Wilde che potrebbe essere evocato con le parole di Pirandello: “La vita o la si vive, o la si scrive”; ebbene, in questa Ballad lui riuscì a fare entrambe le cose, perché unificò l’opera d’arte alla vita vissuta fin nel più profondo dei suoi abissi, quelli durante i quali la ferocia del pensiero di una condanna capitale lo porta a dire, come guardandosi allo specchio: “Quelle urla io le conosco perché chi vive più di una vita, più di una volta deve morire”. Wilde durante il suo carcere e la sua condanna ai lavori forzati, assistette davvero alla tragedia dell’esecuzione di colui che in quella condizione disumana divenne per qualche tempo una specie di suo amico, un uomo condannato a morte per aver ucciso la moglie. E quando nel 1897 uscì dal carcere di Reading, nulla nella sua vita poté più essere la stessa, fino al punto da dover necessariamente cambiare anche la sua poetica, ché la stessa percezione del mondo non poteva più rimanere se stessa. Quel crocefisso caduto, in fondo alla scena, anzi da suo sottofondo, accompagna un discorso sulla pena di morte che merita ben altro spazio di analisi, fra Michel Foucault e Voltaire, e pertanto vogliamo lasciarne i commenti in sospeso, per affidarli magari ad un pensiero attuale anche politico, che però Wilde qui surclassò con la sua arte. Diciamo solo che se è vero che quando muore la speranza, tutto è già perduto, allora si comprende meglio perché e quanto profondamente risuonano le sue parole: “Lui aveva ucciso una cosa viva, ma loro avevano ucciso un uomo morto”, e che per lasciarci anche solo una scintilla di riflessione, più e più volte nella sua Ballata ricorre questo suo avvertimento: Yet each man kills the thing he loves By each let this be heard , Some do it with a bitter look, Some with a flattering word, The coward does it with a kiss, The brave man with a sword! Eppure ogni uomo uccide ciò ch'egli ama, che ciascuno lo sappia: gli uni uccidono con uno sguardo di odio, gli altri con delle parole carezzevoli, il vigliacco con un bacio, il coraggioso lo fa con una spada!

 

Visto il 06/04/2010
al teatro San Ferdinando di Napoli (NA)

La ballata del carcere di Reading
Prosa
Informazioni principali
Regista
Elio De Capitani
Protagonista
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Riccardo Limongi

  DIRETTORE

Giornalista e scrittore, dopo aver ricoperto la carica di Vice Segretario Generale in alcuni Enti Locali, attualmente si occupa di Comunicazione istit...

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