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Gadda, Milano e l’Adalgisa

Recensione:
Anna Nogara in "Il ritratto de l'Adalgisa"
Anna Nogara in "Il ritratto de l'Adalgisa"

Il Teatro Gerolamo di Milano si cimenta in un’intrigante e ambiziosa operazione culturale, portando sul palcoscenico -all’interno di un palinsesto che ha compreso anche l’Iliade e L’amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez- ”Il ritratto de l’Adalgisa” di Carlo Emilio Gadda, testo del 1944 che fa parte dell’ultimo periodo di produzione del grande scrittore milanese. Un’opera complessa e affascinante, che mette in piena luce l’originale visione del mondo che caratterizza la poetica gaddiana.

La forza del linguaggio

Adalgisa Borrelli, donna di popolo e cantante lirica, conquista e sposa il ragionier Carlo Biandronni, un uomo benestante, dalle multiformi quanto bizzarre passioni, che spaziano dalla filatelia all’entomologia. È un amore sincero, ma il ragiunatt, come lo chiama l’Adalgisa in milanese, lascia la moglie vedova in giovane età e con due figli da allevare. Non bastasse il dolore per la sua perdita, Adalgisa deve fare i conti anche con le ironie della famiglia del marito, che deride le umili origini della donna in nome di una millantata quanto presunta superiorità borghese.

Il testo di Gadda riesce a ricostruire con straordinaria efficacia il mondo cittadino della Milano degli inizi del Novecento, filtrata attraverso gli occhi della protagonista. Ne nasce un mosaico che mescola momenti drammatici ad altri umoristici, in cui la fa da padrone l’inconfondibile pastiche linguistico del “gran lombardo”. Le mille sfumature della sua scrittura seguono un ritmo frenetico e potente, passando dalla terminologia scientifica a quella dotta e letteraria fino al dialetto, con una forza espressiva che forse non ha uguali nella letteratura novecentesca italiana.

Una sedia e un leggio

Sul palcoscenico nient’altro che una sedia e un leggio. Due minimi strumenti, sufficienti tuttavia a far rivivere l’inventiva di Gadda attraverso l’affabulazione della protagonista. Pochi tocchi visivi, fra i quali spicca lo scorrere di immagini di coleotteri di vario genere, una delle passioni del ragionier Biandronni, che la moglie non riesce a condividere con lo stesso entusiasmo. Lo spettacolo patisce in parte questo allestimento scarno, che avrebbe potuto forse essere vivacizzato con qualche ulteriore trovata scenica.

Una convincente prova d’attrice

Anna Nogara, di contro, restituisce un ritratto di donna di grande impatto. La sua forza espressiva tocca i tasti di mille sentimenti: la gioia, l’amore, la rabbia, la speranza, la nostalgia per un tempo felice che non potrà più ritornare. E la frustrazione nel dovere affrontare le umilianti insinuazioni della famiglia Biandronni, fotografata da Gadda, e dalla Nogara stessa, attraverso dettagli di feroce satira, che immortalano la moralista borghesia meneghina dell’epoca in tutte le sue manie di grandezza e i suoi tic, spietati nel rivelarne in realtà l’animo meschino.

Un testo e uno spettacolo che, al netto di qualche lacuna, fanno riflettere sulla potenza della grande letteratura e ne mettono in luce, attraverso la magia della parola, la capacità di incantare il pubblico.


Spettacolo: “Il ritratto de l’Adalgisa”
Visto al Teatro Gerolamo di Milano.

 

Visto il 22/05/2018

Meo Rabacci

  Redattore

Un nome da gatto, ma sono un umano. Mi chiamarono così i miei genitori, in onore di un ristorante romano dove si conobbero un po' di tempo fa. Laure...

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