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IL PARTIGIANO JONNY

La riduzione teatrale di un t…

La riduzione teatrale di un t…

La riduzione teatrale di un testo non pensato appositamente per un palcoscenico, è sempre una sfida: per gli attori, per il regista e anche per il pubblico. Ma quando il testo in questione è “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio, la questione si fa ancor più spinosa, per diversi motivi. Innanzitutto perché è un romanzo incompiuto, di cui sopravvivono diverse versioni; in secondo luogo perché ha un tessuto linguistico denso e non immediato, ricco di parole o intere frasi in inglese, a testimonianza del singolare procedimento di scrittura adottato dall'autore. Per questi ed altri motivi, lo spettacolo ideato e diretto da Luca Redaelli, non vuole essere una vera e propria riduzione del romanzo, anche se esso – com'è evidente dal titolo – ne è inevitabilmente il punto di riferimento, quasi il pretesto per farsi guidare all'interno di un periodo storico particolare, fino al nucleo caldo della resistenza partigiana. Il regista tenta di cogliere il tono a tratti epico, a tratti quasi intimista, la straordinaria vivezza linguistica e l'umanità dei personaggi di Fenoglio, mostrando non tanto le ragioni e i torti dei combattenti, quanto le loro motivazioni umane, le storie personali e i sentimenti della gente comune. La messinscena si snoda in una serie di “quadri” o microstorie che, attraverso l'esperienza di Johnny e di altri personaggi che gli ruotano intorno, ci conduce a sentire sulla pelle l'orrore della guerra e la volontà fortissima di resistere e sconfiggere il fascismo. Lo spazio scenico è semplice, non realistico, costituito da una serie di oggetti comuni, quali sedie, appendiabiti, barattoli... In esso si muovono 4 attori, quasi sempre in scena, che si alternano nella rappresentazione di diversi personaggi: prostitute, gente comune (esilarante la scena dei vecchietti), partigiani, staffette, soldati fascisti, caratterizzati sapientemente da un semplice dettaglio, quale un cappello, una giacca o un atteggiamento. Largo spazio viene dato anche alle figure femminili, poco delineate nel romanzo. Le musiche contribuiscono a creare l'atmosfera psicologica delle situazioni, dall'esaltazione dei partigiani che lottano per un ideale comune (anche se forse è un po' scontato l'uso di “O bella ciao”...) alla tensione negli inseguimenti o nelle situazioni conflittuali; allo stesso modo i rumori, prodotti direttamente in scena dagli attori con l'ausilio di diversi oggetti, danno vita e corpo ad un universo di immagini. Uno spettacolo interessante, sempre attuale, che scuote, diverte, commuove e fa riflettere. Unico neo: ho avvertito la mancanza di un convincente filo narrativo, a causa della suddivisione – a volte un po' eccessiva – della vicenda in scene a sé stanti.

 

al teatro Libero di Milano (MI)

Il partigiano Jonny
Informazioni principali
Regia
Luca Redaelli e Beppe Rosso
Protagonista
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Anna Sironi

  Redattore

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