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IL FARNACE

Ferrara fa pace con Vivaldi: dopo 282 anni, ospita finalmente il suo “Farnace”

Recensione:
Il Farnace © Marco Caselli Nirmal

Può accadere che per arrivare alla prima di un'opera, si debbano attenere quasi tre secoli? Certo che sì, se l'opera è Il Farnace di Vivaldi, che ora approda finalmente a Ferrara: non al Teatro Bonacossi, al quale era prevista per il carnevale del 1739, bensì al Teatro Comunale Abbado, a siglarvi la stagione lirica 2021.

Creata sulle tavole del Teatro Sant'Angelo di Venezia nel febbraio e dicembre 1727, e poi portata sulle piazze di Livorno (1729), Praga (1730), Pavia (1731), Mantova (1732) e Treviso (1737), Il Farnace doveva apparire nella città estense in una rinnovata versione. Già pronte scene e costumi, e scritturati gli interpreti, la rappresentazione saltò per il diniego opposto dal cardinale Tomaso Ruffo - legato pontificio e governatore della città – all'arrivo di Vivaldi. 


Personaggio assai poco gradito all'autorità ecclesiale per taluni comportamenti, come il non celebrar Messa; e per l'attività, non proprio consona all'abito sacerdotale, di impresario teatrale. Ma in particolar modo, a causa dell'equivoco legame con il contralto Anna Girò, non solo interprete prediletta – suo per elezione il ruolo di Tamiri nel Farnace - ma, a quanto tutti mormoravano, pure abituale compagna di letto.

Fu una vicenda incresciosa per il compositore, ripresa con ampio spazio da tutti i suoi biografi; e che gli costò un esborso finanziario senza ritorno. Nondimeno, la presenza in sala stasera dell'attuale arcivescovo di Ferrara, Gian Carlo Perego, sembra segnare un qualche risarcimento nei confronti del Prete Rosso. Autore, fra l'altro, di musiche sacre di indicibile bellezza. 

> GLI SPETTACOLI IN SCENA <

Due atti su tre sopravvissuti 

La versione ferrarese de Il Farnace, conservata manoscritta a Torino, è priva purtroppo del III atto, e tale ora ci viene presentata. Certo, si poteva inserire in questa esecuzione - basata sull'edizione critica curata da Bernardo Ticci - l'atto veneziano pervenutoci, così da non lasciar sospesa la vicenda e presentarne lo scioglimento. Non s'è fatto, pazienza. Lasciando pressoché immutati i recitativi del libretto di A.M. Lucchini, rispetto alla versione primigenia – da noi ascoltata al Malibran di Venezia nel giugno scorso – Vivaldi provvide a rimpiazzare molte arie con altre inedite o in autoimprestito. 

Specie nel II atto, là dove Langue misero quel valore di Berenice è sostituita da Al tribunal d'amore tratta dall'opera Atenaide); E' un dolce furore di Gilade dalla cinguettante Quell'usignol che innamorato (da L'Oracolo in Messenia); Gelido in ogni vena di Farnace dalla languida Perdona, o figlio amato; Arsa dai rai cocenti di Tamiri da Dividete, o giusti Dei; Spogli per l'ingiusta Roma, ancora di Farnace, da Gemo in un punto, e fremo (da L'Olimpiade); e inserì all'inizio l'aria di Aquilio Alle minacce di fiera belva derivante dalla Griselda


Insomma, dell'impianto originale si salvarono solo quattro arie ed il tenero duetto finale Aquilio/Belinda Io sento nel petto. Ma anche sul chiudersi del I atto troviamo due nuovi innesti: l'aria Leon feroce che avvinto freme di Tamiri viene sostituita da Or di Roma forti eroi (rielaborazione dalla Dorilla), e subito dopo Sorge l'irato nembo di Pompeo è rimossa a favore di Non trema senza stella

Un parterre d'interpreti stilisticamente consoni 

Farnace si inserisce tra le cose migliori del Vivaldi teatrale – fra i suoi melodrammi, uno dei più incisi in CD - e merita la dovuta attenzione, che qui in effetti troviamo. In buca, agisce la duttile ed efficiente Orchestra Accademia dello Spirito Santo, su strumenti originali; sul palco, il suo Coro preparato da Francesco Pinamonti. Concerta e dirige con la consueta competenza, asciuttezza di suono, acutezza teatrale, e con quella consapevole aderenza stilistica che ha sempre ottenuto il nostro plauso, Federico Maria Sardelli, grandissimo esegeta vivaldiano. 


Il ruolo eponimo, pensato per una voce femminile di contralto, già a Mantova (e, in previsione, a Ferrara 1739) transitava alle corde di un musico (eufemismo per castrato). Qui lo troviamo affidato a Raffaele Pe: il controtenore lodigiano sa ben fondere nella sua interpretazione intensità espressiva e bravura tecnica, senza mai calare di tono, dalle spirali barocche di Ricordati che sei all'affettuosità dell'andante Perdona, o figlio amato. 

Anche quanti gli stanno intorno non sfigurano. Su tutti, spiccano la Tamiri di Chiara Brunello, figura dai tormentati sentimenti di figlia, sposa e madre; e il volitivo, intenso Gilade di Francesca Lombardi Mazzulli. Accanto alla Berenice di Elena Biscuola, a tratti un po' troppo irruente – però la sentiamo ben calibrata nella mossa Amorosa e men irata - brillano il bellicoso Aquilio di Mauro Borgioni, il nobile Pompeo di Leonardo Cortellazzi, l'amabile Selinda di Elena Biscuola

Una regia solida, ma molto sobria 

Conscio della difficoltà di riportare in vita il teatro barocco, Marco Belussi imbrocca la via della sobrietà, della sintesi, della massima linearità. E le sue scelte persuadono appieno. Sullo sfondo, le semplici e concrete scenografie di Matteo Paoletti Franzato, le videoproiezioni dello studio Creativate; su tutto sovrastano le sapienti luci di Marco Cazzola, che sottolineano quel clima di funebre teatralità suggerito dal libretto. Carlos Tieppo ha disegnato bellissimi abiti in bilico tra antico e moderno, che ben rimarcano ogni singola personalità.

 

Visto il 30/12/2021
al teatro Comunale di Ferrara (FE)

Il Farnace
Lirica
Informazioni principali
Regia
Marco Bellussi
Protagonista
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Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino,&nbsp;della rivista Pagine Venete&nbsp;e di altre testate regionali, ha&n...

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