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La sanguinosa rissa al Bar Verona tra Capuleti e Montecchi

Recensione:
"I Capuleti e i Montecchi"
"I Capuleti e i Montecchi" © Miguel Barreto

Anni '70, al Bar Verona si gioca a biliardo. Siamo al Sud, l'atmosfera è quella di un ritrovo di gentaglia mafiosa. Si vince e si perde a carambola mentre Capelio, padrone del ritrovo e boss dell''ndrangheta locale, medita vendetta nei confronti della cosca rivale dei Montecchi, e soprattutto di Romeo che gli ha ammazzato il figlio in una sparatoria. Tebaldo è un picciotto d'onore che si assume l'incarico della vendetta; Lorenzo è il banconiere tuttofare del bar che, invece di farsi gli affari suoi, asseconda la tresca amorosa di Giulietta e Romeo nel. Questa, in estrema sintesi, la visione che la regista Silvia Paoli – già assistente di Damiano Michieletto - offre de ”I Capuleti e i Montecchi” di Bellini in scena a Bologna, dopo essere apparsa lo scorso ottobre all'Opera de Tenerife che ha coprodotto l'operazione.

Dov'è finita la Verona di Shakespeare?

La scena è unica: una fumosa sala da biliardi, disegnata da Andrea Belli. Abiti qualsiasi di quarant'anni fa: a questo ha pensato Giulia Giannino. Non importa che sin dall'inizio l'epoca, l'ambientazione scelta, la brutalità dei gesti stridano al massimo con i versi del Romani. Non importa che forzature e volgarità, come la cruenta scena d'iniziazione mafiosa di Tebaldo, intralcino la logica del discorso, né che inutili elementi esornativi - come la torma dei ragazzini in calzoncini e canottiera che seguono muti la vicenda - sovraccarichino il racconto.


Che il capolavoro belliniano perda ogni valore e significato poetico per trasformarsi in una bolgia di rabbia generale, tra pistole e coltelli in mano, è un effetto voluto. Ma niente affatto condivisibile. Dallo stravolgimento generale si salva solo il finale – questo sì decisamente suggestivo - dove ogni clamore si dissolve, e la tragedia dei due giovani amanti vien racchiusa in uno scrigno di tenera passione.

Opera Next, cantiere per giovani

Il Progetto Opera Next prevede che gli interpreti escano dalla Scuola dell'Opera del Comunale stesso. Dunque, son tutti men che trentenni, ed ai primi passi o quasi.

Due i cast: in quello ascoltato Lara Lagni è un'eterea e delicata Giulietta, Aurora Faggioli un Romeo impersonale e tecnicamente ancora in costruzione, Francesco Castoro un avvincente Tebaldo (il materiale di base è eccellente, pur se da affinare). Alberto Camón è un inidoneo e carente Capellio, Nicolò Donini un Lorenzo più che adeguato. L'altro cast registra negli stessi ruoli Nina Sodovnikova, Christina Campsall, Gillén Munguia, Vincenzo Santoro, Diego Savini.


Giovane anche il direttore, Federico Santi. Non pare abbia idee chiare su questa partitura belliniana, e l'esecuzione ne risente: sinfonia raffazzonata, pezzi d'insieme un po' confusi, scelte dinamiche ed agogiche ondivaghe. S'è avvertito persino qualche sconcertante scollamento del coro. A volerla dir tutta, una concertazione buttata lì, senza carattere e senza criterio. Tanto che anche l'Orchestra del Comunale è parsa meno precisa del solito.


Spettacolo: I Capuleti e i Montecchi
Visto al Teatro Comunale di Biologna.

 

Visto il 12/05/2018

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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