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Hyperion, la “nuova musica” torna a Roma

Recensione:
Hyperion
Hyperion

Il centenario della nascita di Bruno Maderna (1920 – 1973) è stato lo spunto per il recupero di un evento che nel 1980 ha lasciato il segno nella storia della “nuova musica”: l’esecuzione di Hyperion con la voce recitante di Carmelo Bene. Si tratta di un work in progress, un’opera aperta tratta dall’omonimo romanzo epistolare di Friederich Hölderlin. Sul podio ancora Marcello Panni, protagonista insieme a Carmelo Bene della storica edizione di quaranta anni fa.

L’eroe è sempre solo

Iperione illustra al suo amico Bellarmino i propri sogni e i propri ideali, la guerra combattuta in Grecia, l’amore per Diotima, il ritorno in patria. Emerge l’incomunicabilità con la società, l’eroe romantico è solo con i propri tormenti. Maderna trasporta il romanzo negli anni della ribellione contro “l’alienazione”, gli anni dei film di Antonioni, de “L’uomo a una dimensione” di Marcuse, dei romanzi di Bianciardi. L’eroe solitario che non comunica con la società delle macchine, che vive disperato il proprio isolamento interiore è il protagonista dell’opera.

Per questa “Lirica in forma di spettacolo”, come lui stesso la definì, Maderna utilizzò brani già scritti per altre occasioni assemblati e rimaneggiati. Dopo la prima rappresentazione del 1964 a Venezia, nelle altre (rare) riproposte, l’opera subì continue modifiche con inserimenti di altri pezzi vocali, corali e strumentali.

Un testimone eccezionale

La versione presentata dalla Istituzione Universitaria dei Concerti nell’Aula Magna della Sapienza è la stessa del 1980 diretta, come allora, da un testimone eccezionale, il Maestro Marcello Panni con la voce, in absentia, di Carmelo Bene che curò anche la traduzione e l’adattamento dei testi di Friederich Hölderlin, Garcia Lorca e Wystan Hugh Auden. L’esecuzione presentata oggi a Roma non prevede l’Aria per soprano che è sostituita da una Introduzione orchestrale seguita dal Messaggio in cui Carmelo Bene ha inserito nuove lettere del romanzo intrecciate con poesie di Hölderlin.

La musica, piena di fascino, a tratti dolce, ma con esplosioni improvvise caratterizzate da grande precisione negli attacchi è enfatizzata dalla bravura degli esecutori, in particolare dal virtuosismo dei solisti e del coro. La dinamica rivela l’estetica dell’epoca, con pause accentuate e chiaroscuri. Particolarmente suggestivo è l’intervento dell’orchestra registrata insieme agli esecutori in vivo.

Lo scorrere del tempo genera ricordi e nostalgie, nostalgie personali e storiche. La disponibilità di mezzi che permettono di cristallizzare almeno in parte il passato permette di rielaborare eventi ed emozioni con una nuova sensibilità, rileggendo e trasformando ciò che una volta sarebbe apparso immutabile.

Suggestioni ed emozioni con la voce registrata e amplificata di Carmelo Bene, ora come allora un vero e proprio strumento musicale. Ridigitalizzata e ripulita dalle sovrapposizioni della registrazione dell’epoca, purtroppo, complice il birignao caratteristico e qualche risonanza poco gradevole, non sempre è stata comprensibile e qualche parola si è persa nel vento.

Grande apprezzamento per lo sforzo produttivo della IUC -oltre 80 persone sul palcoscenico-, i bravissimi solisti Gianni Trovalusci ai flauti e Christian Schmitt agli oboi, l’Ensemble Ars Ludi con un imponente set di percussioni, il coro da camera Ready-Made Ensemble diretto da Giuliano Mazzini e l’Orchestra Sinfonica Abruzzese.

Scroscianti applausi alla fine del concerto da parte del folto pubblico dell’Aula Magna gremita fortunatamente anche da giovani, con una vera e propria affettuosa ovazione a Marcello Panni che ha festeggiato in musica in questi giorni i suoi insospettabili ottant’anni.

 

Visto il 04/02/2020

Umberto Asti

  Redattore

Professore di scienze in pensione, antico frequentatore delle istituzioni musicali romane, orecchiante evoluto, organizzatore di concerti nelle scuole...

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