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HAMLET

Soho a Torino con l'Hamlet

Recensione:

Per chi non li conoscesse, The Tiger Lillies sono una band londinese (di Soho percisamente), giullari di un circo dark decadente, meritano almeno un ascolto su YouTube.
Il loro Hamlet, in collaborazione con Teatro Republique, è un mix di brani inediti, videoarte e teatro visuale. Così come spesso accade nelle produzioni europee il teatro come regno della prosa è alle  spalle e si punta dritto verso un’ amalgama efficace di linguaggi a discapito delle abitudini.
Lo Stabile si prende il rischio di uscire fuori tema e fa benissimo, grazie a questa programmazione possiamo finalmente vedere cosa succede in giro per l’Europa senza necessariamente viaggiare.

La composizione scenica delle immagini è sbalorditiva, non tanto per opulenza di mezzi quanto per efficacia nelle scelte: portano dentro questo mondo di poveri ricchi derelitti, dove alla fine  tutti muoiono o meglio: nessuno si salva. “Peccato!”.
La riduzione e lo scopaginamento cronologico dell’Amleto promette un ottimo ritmo, grazie alla complicità dei brani cantati che fungono da sintesi, da commento, da metafora, da tutta una serie di idee poetiche che, alla lunga, pesano sull’andamento dello spettacolo che si adagia su un continuo susseguirsi di canzoni, specie nel secondo atto dove la promessa di ritmo naufraga a discapito dell’autocelebrazione della band.
La bontà della compagine musicale è di valore assoluto e la capacità di essere personaggi che suonano più che musicisti rende queste figure angoscianti e affascinanti al contempo.

La guarnigione d’attori vede nei panni di Amleto Morten Christensen, in bilico tra il furioso e l’infantile, da’ l’impressione di non recitare mai per compiacere né il pubblico né se stesso, ma, con fredda determinazione, taglia con l’accetta la dimensione umana del suo personaggio.  Questa cifra stilistica viene seguita dagli altri interpreti, ciascuno con delle peculiarità nuove e complementari: Andreane Leclerc recita l’ onirica Ofelia e finalmente si vede una ragazza che muore per amore straziandosi l’anima ma senza crogiolarsi nel melodramma.
Zlatko Buric è un re Claudio panzuto, volgare e drammaticamente solo nel momento della sua angoscia, sembra un vecchio attore di un varietà fallito questo personaggio, uscito da un clima stile Grande Bellezza. La maschera di Polonio ed il figlio Laerte sono interpretati da Pelle Kann che ha un piglio tutto suo e che si distingue dagli altri per la grana vocale che aderisce perfettamente al corpo dei suoi personaggi. Lascio in ultima analisi la bella Andrea Vagn Jensen nel ruolo della Regina madre di Amleto, che rispetto ai suoi colleghi ha meno assertività, meno duttilità fisica e minore capacità empatica, insomma opaca.

Un ultima considerazione: alla fine dei meritatissimi applausi, Martyn Jaques (cantante e direttore musicale dei Tiger Lillies), Adrian Stout (basso, contrabbasso, sega, chitarra) e Jonas Golland (batteria e percussioni varie), che fino a quel momento non avevano mai smesso di suonare per due ore e passa, invece di andare in camerino a tergersi il sudore e godersi il meritato riposo, attraversano la platea e si dirigono nel foyer dove si mettono a vendere il CD con tutte le musiche di questo Hamlet. Non hanno delegato ad altri, non celebrano la loro divina bravura tra petali di rose: sono dietro il banco e con lo stesso piglio acido e strafottente  che avevano da personaggi, fanno girare un’ altra parte della loro economia. Questi nessuno li abbatte.

 

Visto il 17/02/2017
al teatro Carignano di Torino (TO)

Hamlet
Prosa
Informazioni principali
Regia
Martin Tulinius
Protagonista
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Luigi Orfeo

  REGISTA di TORINO

Sono un regista di teatro e di lirica, ma nasco come attore. Ho iniziato a studiare alla Silvio d'Amico dove ho conosciuto i colleghi con i quali ab...

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