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FIDELIO

Giustizia e fratellanza: il duplice omaggio a Beethoven con Fidelio e la Nona Sinfonia

Recensione:
Fidelio  © Michele Crosera

Molte delle celebrazioni programmate l'anno scorso per il 250° anniversario della nascita di Ludwig van Beethoven, sono state purtroppo limitate – e talora cancellate del tutto - a causa della pandemia Covid 19. La circostanza che il Teatro La Fenice abbia scelto Fidelio quale titolo inaugurale della Stagione lirica 2021-2022, suona quindi come una specie di risarcimento nei confronti del Genio di Bonn. 

Senza contare che poi seguirà, ai primi di dicembre, anche l'esecuzione della Nona Sinfonia. Uno, un inno alla giustizia ed alla libertà, l'altro alla gioia ed alla fratellanza. 

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Leonora numero uno, due, tre 

La versione scelta dal direttore Myung-Whun Chung è quella definitiva, quella del Fidelio che debuttò al Kärntnertortheater nel 1814, spostando stile e spirito del lavoro verso una maggiore, più convulsa drammaticità. 

Ad aprirla è però l’ouverture Leonore n. 3, risalente al 1806; e sin da questa intensa pagina sinfonica il direttore coreano imposta una concertazione tutta d'impulso, drammaticamente scolpita, quasi marmorea; ricca di contrasti cromatici, con tempi spediti e taglienti, e sonorità dai contorni bruschi e graffianti. Riuscendo nondimeno ad esprimere limpida affabilità – con gli strumenti spinti ad una trasparente levità – in quelle scene iniziali ove si percepisce l'ombra lunga dei precedenti mozartiani.

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Tenere ed affettuose pagine da commedia, coronate dal mirabile quartetto «Mir ist so wunderbar». Il Beethoven sinfonico nelle sue tante sfaccettature, insomma, trasportato di peso sulle tavole del palcoscenico in uno stimolante articolarsi dei piani sonori. Anche perché l'intesa di Chung con l'Orchestra della Fenice è ancora una volta completa, ottenendo una prova altamente positiva. 

Un cast internazionale, con un solo italiano 

Vediamo ora il cast, in ordine di entrata. Il nostro Leonardo Cortellazzi offre garbo, buon fraseggio e calda emissione al giovane Jaquino, mentre il soprano russo Ekaterina Bakanova delinea un'appropriata, fresca e spiritosa Marzelline. Il basso tedesco Tilmann Rönnebeck dà anima e corpo ad un Rocco ragguardevole per solidità vocale e rotondità di timbro. 

Fidelio/Leonora è il soprano statunitense Tamara Wilson: la voce è corposa, la linea vocale solida, gli acuti incisivi; ma la figura dell'intrepida consorte risulta nell'insieme tetragona, convenzionale, povera di vibrazioni. A conti fatti, la sua presenza non va al di là di un pur pregevole routine. Il basso-baritono tedesco Oliver Zwarg affronta Pizarro con intelligenza e adeguate doti vocali, infondendovi la giusta dose di spietatezza e protervia, senza mai strafare: c'è infatti sempre il rischio di farne un personaggio a senso unico, quasi d'operetta. 


Per il suo Florestan il tenore americano Ian Koziara dispensa un cospicuo ventaglio espressivo, timbri convincenti, un fraseggio elegante e scolpito. E infonde ammirevole veridicità alla lunga scena della prigione «Gott! Welh' Dunkel hier!». Corretto infine l'intervento del basso sudafricano Bongani Justice Kubheka quale Don Fernando
Ragguardevole la prestazione del Coro, diretto da Claudio Marino Moretti

Uno singspiel in due parti 

Fidelio – singspiel dai dialoghi sintetici, dove la musica prende sempre il sopravvento - si divide in due atti di opposta temperie. Uno ambientato all'aperto, nel cortile della prigione di stato; l'altro, nell'oscurità opprimente delle sue segrete. Per il primo il regista Joan Anton Rechi ha immaginato un cantiere di lavori forzati, dove la colossale testa giacente a terra indica l'erezione di uno smisurato monumento. 


Ispirazione suggerita dalla Valle dei Caduti, imponente memoriale eretto alla fine della estenuante Guerra civile spagnola, con il sacrificio di tanti prigionieri del fronte repubblicano. Per il secondo, lo scenografo Gabriel Insignares immagina un'incombente muraglia, ed in primo piano una sorta di vortice pronto a risucchiare dentro di sé gli sventurati in catene. Nell'insieme, la regia di Rechi procede diritta al suo scopo, assai ragionevole, senza arzigogoli né inutili orpelli, vivificando la scarna eppur vigorosa drammaturgia del libretto. 

D'altro canto, Fidelio è un'opera che si può godere appieno anche in concerto. I costumi sono di Sebastian Ellrich, le luci di Fabio Barettin. L'opera è stata anche offerta in diretta audio su RAI Tre e in streaming sul sito de La Fenice, de La Repubblica e de La Stampa.

 

Visto il 20/11/2021
al teatro La Fenice di Venezia (VE)

Fidelio
Lirica
Informazioni principali
Regia
Joan Anton Rechi
Protagonista
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Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino,&nbsp;della rivista Pagine Venete&nbsp;e di altre testate regionali, ha&n...

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