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FERDINANDO

Ferdinando e l'insondabile mistero della mente umana

Recensione:
Ferdinando

Duplice è la lettura della commedia Ferdinando di Annibale Ruccello: a quella palesemente storica deve aggiungersi quella antropologica, due istanze che non possono scindersi l'una dall'altra in quanto si alimentano a vicenda, a favore soprattutto della seconda. In questo modo è possibile porre con più forza l'attenzione sulle dinamiche del comportamento umano e le contraddizioni fatte emergere, in quanto già esistenti nell'animo che Ruccello ipotizza già corrotto, nel momento storico. 

Un dramma umano, dunque, Ferdinando, di cui la regia curata da Nadia Baldi pare uniformarsi alle istanze che muovono Ruccello nella composizione dell'opera. Scrive infatti Nadia Baldi nelle Note di regia che "Ferdinando si concentra su quello che è forse il più insondabile mistero: la mente umana".

Si pensi, infatti, al personaggio di donna Clotilde (Gea Martire) la cui malattia trae origine dai mutamenti d'epoca dovuti all'Unificazione dell'Italia, che ha portato alla scomparsa della radicata potestà di una - seppur distorta - forma di nobiltà a favore di un'altrettanto ambigua classe borgese, ma si concretizza in una lacerante noia per la prospettiva del sopraggiungere dei giorni sempre uguali a se stessi. L'arrivo del giovane Ferdinando (Francesco Roccasecca) in casa della baronessa Clotilde rappresenta, così, la chiave di volta atta ad infrangere l'inerzia permanente che regna apparente fra i personaggi. 

Difatti ognuno sopravvive a se stesso ed ai sotterfugî malcelati degli altri: Gesualda (Chiara Baffi) vive la clandestina relazone con don Catello (Fulvio Cauteruccio), ma ne tace e consente quella omosessuale dello stesso curato con il suo sagrestano; don Catello è assiduo frequentatore della casa della baronessa nella speranza di qualche riconoscimento economico; donna Clotilde stessa, infine, finisce per essere testimone inerte, e per questo consenziente, dei sotterfugî di Gesualda e don Catello. È poi l'arrivo di Ferdinando, che, strisciando nelle vite di ognuno, scopre le anime perdute in partenza dei tre personaggi fino alla tragedia finale: il mostrare innanzi gli occhi di ciascuno i proprî peccati.

Va segnalato il passaggio dell'interpretazione di donna Clotilde da Isa Danieli a Gea Martire, la quale caratterizza personalmente senza però snaturare il personaggio della baronessa. La Clotilde di Isa Danieli si impone, nonostante la sua (apparente) condizione di degente, come una donna fiera e consacrata nella sua aura nobile. La Clotilde di Gea Martire appare, invece, più smaniosa, come se il risentimento di cui si fa portatrice potesse sfogarsi attraverso una gestualità ampia (non mai scontata), specchio dell’animo della donna. 

Uniformata a quella di Gea Martire, appare la recitazione di Chiara Baffi, Fulvio Cauteruccio e Francesco Roccasecca, i quali spesso con ampî movimenti sfruttano l'interezza del palco e della scenografia (curata da Luigi Ferrigno) che, rappresentando l'interno del palazzo di donna Clotilde (carceriera di se stessa), pare avvicinarsi nello stile ad un neoclassicismo stanco e decadente di stampo gattopardesco, in linea, peraltro, con l'atmosfera originale.

 

Visto il 10/01/2017
al teatro San Ferdinando di Napoli (NA)

Ferdinando
Prosa
Informazioni principali
Regia
Nadia Baldi
Protagonista
Gea Martire

Salvatore Di Marzo

  Redattore

Nato e laureato a Napoli, Salvatore Di Marzo collabora a diverse testate giornalistiche e progetti culturali universitari con articoli e recensioni.&n...

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