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EVGENIJ ONEGIN

Evgenij Onegin torna ai fasti del Metropolitan

Recensione:
Evgenij Onegin © Yasuko Kageyama

Le sorelle Tat’jana e Ol’ga vivono in campagna, nella pace agreste dei riti delle stagioni, accudite dall’affetto della mamma Larina e della balia Filipp’evna. Ol’ga è allegra ed esuberante, mentre Tat’jana è mite, riflessiva e sognante. Viene in visita il poeta Lenskij, corteggiatore di Ol’ga, accompagnato dal nuovo vicino Evgenij Onegin. Tat’jana vede in quest’ultimo l’uomo dei sogni, l’amore tanto atteso e gli si offre per mezzo di una lettera frutto dei tormenti di una notte insonne. Il dandy Onegin, perso nel suo egoismo, le restituisce la lettera e la lascia umiliata.

Si ritroveranno dopo tanti anni, dopo che Lenskij era stato ucciso in duello proprio dall’amico e Tat’jana, andata sposa all’anziano Principe Gremin, si è trasformata in una raffinata dama dell’alta società. Il seduttore si pente e tenta di riconquistare Tat’jana che, sebbene ancora innamorata, resiste e lo abbandona alla disperazione.

Scene liriche

Il romanzo in versi di Aleksandr Puskin è stato definito “un’enciclopedia della vita russa”, è popolarissimo e molti ne ricordano parti a memoria. I personaggi sono descritti per la loro relazione con il contesto e attraverso le loro vicende viene illustrato il clima del mondo aristocratico dell’epoca. La versione di Cajkovskij è fedele all’originale, ma è sfrondata dagli elementi ambientali e concentrata sulle emozioni e sui sentimenti dei protagonisti.
Lo stesso autore definì il lavoro “Scene liriche” a sottolinearne il carattere teatrale. Le citazioni ed i riferimenti sono espliciti e numerosi, si va dal Verdi de La Traviata e del Ballo in maschera al Wagner della Tetralogia con l’uso sapiente del leitmotiv. Le danze di quest’opera (Polonaise, Mazurka, Walzer) sono poi diventate popolarissime.

Scene di luce

Il Teatro dell’Opera di Roma ha messo in scena la celebrata versione del 1997 del Metropolitan di New York con la regìa di Robert Carsen. La scena è nuda, o quasi. Pochi elementi, qualche sedia, un tavolo, quattro alti fusti di betulle e un tappeto di foglie autunnali su un piano che, opportunamente inclinato, rende un suggestivo effetto prospettico con i personaggi che si stagliano su piani diversi.

Ma la vera scenografia la fanno le luci di Jean Kalman che narrano lo scorrere delle ore e l’alternanza degli stati d’animo. Si passa dall’accecante giallo arancio del giorno pieno e della serenità d’animo al cupo blu pervinca della notte insonne fino all’indaco ed al grigio dei tormenti dell’anima. La scena del duello è rappresentata con pudore, un diaframma di velo e le luci basse su un fondo scuro. Di ciascun personaggio si vede solo una rarefatta silhouette, quasi ad attenuare la tragedia incombente. Dopo l’epilogo funesto la luce dell’alba, sottolineata da una musica pastorale, illumina la scena.

Se la scenografia è quasi inesistente, i costumi di Michael Levine sono invece sontuosi e bellissimi. Anche questi, insieme alle luci, scandiscono i tempi della vicenda: nella prima festa sono luminosi e coloratissimi, mentre nel ballo finale, dopo i drammi, sono cupi ed elegantissimi, ma prevale un funereo nero.

Il seduttore e l'introversa

L’aspetto teatrale è enfatizzato dalla disinvoltura con cui tutti i cantanti affrontano i propri personaggi, Markus Werba incarna il protagonista Onegin suscitando la giusta antipatia verso il seduttore egoista, corretto e puntuale nel canto ma soprattutto dotato di grande presenza scenica. Le sfumature del carattere introverso di Tat’jana sono ben evidenziate dall’interpretazione di Maria Bayankina la cui prestazione è sottolineata da numerosi applausi a scena aperta.

Grande apprezzamento anche per la voce luminosa e per la recitazione di Saimir Pirgu nella parte di Vladimir Lenskij, da ricordare l’aria dolente di abbandono della vita prima del duello, Yulia Matochkina, anche lei molto applaudita, è una Ol’ga brillante e civetta al punto giusto. Nelle parti secondarie spiccano il Triquet dello spiritoso Andrea Giovannini e il Principe Gremin di John Relyea.

L’Orchestra di casa, guidata dall’esperto James Conlon ha risposto alle aspettative, soprattutto in alcuni episodi quali la chiusura della scena della lettera, l’introduzione del secondo atto con il famoso walzer, l’introduzione del terzo atto con la polonaise e la scena del duello. Le suggestive scene d’insieme con la coreografia di Serge Bennathan sono state eseguite benissimo dal Corpo di Ballo del Teatro e dal sempre efficace Coro diretto da Renato Gabbiani.

 

Visto il 25/03/2020
al teatro Teatro dell'Opera di Roma (RM)

Evgenij Onegin
Lirica
Informazioni principali
Regista
Robert Carsen
Protagonista
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Umberto Asti

  Redattore

Professore di scienze in pensione, antico frequentatore delle istituzioni musicali romane, orecchiante evoluto, organizzatore di concerti nelle scuole...

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