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ELEKTRA

Moderna Elektra, tormentata dalla vendetta

Recensione:
Elektra © Brescia/Amisano

Nella geometricamente asettica reggia degli Atridi, progettata dallo scenografo Richard Peduzzi ed ispirata alle città metafisiche dipinte da Giorgio de Chirico, Elektra medita la vendetta nei confronti di chi ha ucciso suo padre Agamennone.

Regia essenziale attenta al gesto e all’azione

È un Elektra scabra ed essenziale quella firmata da Patrice Chérau pochi mesi prima di morire e riallestita al Teatro alla Scala a distanza di quattro anni dal suo trionfale debutto: i personaggi non indossano costumi arcaici o ridondanti decorazioni Jugendstil, ma sono vestiti con gli anonimi abiti borghesi disegnati da Caroline de Vivaise.
Il regista lavora sulla psicologia dei personaggi e sui loro rapporti, scavando nel gesto e nelle intenzioni e scegliendo una lettura del testo di Hugo Von Hoffmansthal più vicina alla letteratura psicanalitica del contemporaneo Freud che all’iconografia esasperata dell’espressionismo.

Elektra, sempre più macerata nella sua ossessione di vendetta, è isolata all’interno della corte, ed anche i suoi rapporti con la famiglia sono ambigui e irrisolti. Se da una parte cerca una relazione con la madre Klytämnestra, nel tentativo di sopperire alla mancanza del padre assassinato, dall’altra sono solo odio e ostilità i sentimenti che scaturiscono quando si trova di fronte a chi ha commesso l’assassinio. Ma anche la stessa Klytämnestra cerca nella figlia un conforto alle angosce che turbano le sue notti, oppressa dal timore di una vendetta che, lei sa, può arrivare dalla figlia stessa o dall’altro figlio Oreste, di cui non si ha notizia. Non meno complessi sono i rapporti con la fragile sorella Chrysothemys, vista come una possibile alleata in un progetto che sarà portato a termine proprio dal fratello Oreste con il duplice omicidio di Klytämnestra ed Aegysth; compiuto, contrariamente ai precetti della tragedia classica, direttamente in scena.


Emozioni e talenti

Uno spettacolo visivamente ed emotivamente magnifico che ha trovato ottima corrispondenza nel versante musicale. Il direttore Markus Stenz, in questi giorni impegnato alla Scala nelle prove di Fin de partie, ha sostituito sul podio l’indisposto Christoph von Dohnányi regalandoci una lettura sontuosa ed articolata della partitura di Richard Strauss. Ricarda Merberth è un’Elektra dal timbro autorevole, ben proiettato nell’acuto, che le permette di costruire un personaggio sfaccettato e ricco di sfumature. Al suo fianco spicca la Klytämnestra di lusso di Waltraud Meier. La cantante tedesca, già protagonista nel 2014, delinea una regina magnetica ed altera, cesellando ogni minima sfumatura con il talento della grande artista.

Regine Hangler è una Chrysothemys intensa che esibisce una buona vocalità e ben si adatta al ruolo della giovane remissiva. Michael Volle è un Orest incisivo, dal timbro pieno e corposo mentre Roberto Saccà è un Aegysth dalla voce brillante. Rimarchevoli le prove degli altri interpreti e del coro diretto, nel suo breve intervento da Alberto Malazzi.

 

Visto il 10/11/2018
al teatro Teatro Alla Scala di Milano (MI)

Elektra
Lirica
Informazioni principali
Regia
Patrice Chéreau
Protagonista
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Davide Cornacchione

  Redattore

Studi classici e laurea in farmacia. La lettura del Macbeth di Shakespeare suggerita da una lungimirante insegnante di italiano in terza media ha stim...

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