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EDITH PIAF - L'HYMNE A' L'AMOUR

Edith Piaf, oltre ad essere s…

Edith Piaf, oltre ad essere stata la più grande cantante francese di tutti i tempi, è, come Marilyn, Elvis, Jimmy Dean e poche altre star del firmamento dello spettacolo mondiale, uno di quelli che vengono considerati miti. Come tutti i miti, ella visse una vita ai limiti del romanzo, cresciuta da una nonna tenutaria di un postribolo, ebbe un’infanzia in gran parte caratterizzata dalla cecità, dalla quale guarì improvvisamente, e cominciò la propria carriera artistica esibendosi in strada col padre saltimbanco. La sua splendida voce fu notata ed ebbe un ingaggio in un club parigino, il cui proprietario fu un giorno trovato ucciso, ne seguì una brutta vicenda giudiziaria che la vide coinvolta e dalla quale ne uscì con una fama nazionale che favorì la sua straordinaria carriera, che la vide star dell’Olimpia ed acclamata in tutto il mondo. Si avvicendarono accanto a lei una folta schiera di amanti, per lo più giovani aspiranti cantanti che trovarono con lei la fama, ricordiamo Aznavour e Montand, ma anche intellettuali e sportivi, tra questi il grande amore della sua vita, il pugile Marcel Cerdan, la cui storia è stata qualche anno fa portata in scena da Massimo Ranieri nel musical “il Campione”, morto in un incidente aereo per raggiungere la cantante che in tournee in America lo reclamava accanto a se. La morte pose fine alla rocambolesca vita del “passerotto di Francia” a soli 48 anni, a causa dell’aggravarsi di una polmonite, poche ore dopo la seguì il suo grande amico Jean Cocteau. Tutto ciò, ed altro, è narrato nella commedia musicale “Edith Piaf- l’himne a l’amour”, scritta da Giuseppe Manfridi e la cui regia è firmata da un debuttante di lusso nel mondo del teatro, Carlo Lizzani. In scena un gruppo di bravi professionisti, spalleggiati da un corpo di ballo discreto nella sua presenza, ma ben orchestrato dal coreografo Marco Stopponi, e ne è protagonista assoluta la brava Antonella Steni, con la partecipazione di Paolo Malco, che interpreta Jean Cocteau, qui una sorta di narratore della vita della sua amica, a cui lo accomuna la coincidenza temporale della morte. La Steni qui riconferma la sua solida appartenenza a quel teatro musicale adesso tanto in voga, ma che nei decenni scorsi non ha avuto momenti facili, riuscendo a conferire alla Piaf la delicatezza e la determinazione necessaria, pur non cadendo nella facile tentazione dell’imitazione, cantando le immortali melodie portate al successo dalla cantante in maniera personale e convincente. Nel complesso lo spettacolo si fa seguire, anche se il susseguirsi di avvenimenti porta ad una rievocazione a volte un po’ frettolosa, con improvvise cadute di ritmo nei momenti che legano una episodio all’altro. Meno convincente è infatti l’interpretazione di Malco, che eccede in lirismi ed enfasi che giovano poco alla narrazione. Tra gli altri interpreti citiamo almeno il bravo Renato Cortesi la discreta presenza di Maria Teresa Amato e la buona prova vocale di Titta Graziano. Sul finale, scandito dalle note del meraviglioso “Himne a l’amour” cantato dalla Steni e da tutta la compagnia, il pubblico napoletano ha salutato entusiasta.

 

al teatro Rossini di Roma (RM)

Edith Piaf - L'hymne a' l'amour
Musical e varietà
Informazioni principali
Regia
Carlo Lizzani
Protagonista
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