Donne senza censura: l’attuale indecenza della verità

Recensione:
Donne senza censura
Donne senza censura

Sfacciata, immorale, ma anche onesta e pungente. Questo e molto altro ancora si può dire di Patrizia Schiavo, autrice, regista e interprete di Donne senza censura. Lo spettacolo, scritto nel 2013 e riproposto di recente all’interno della rassegna “I Solisti del Teatro” di Roma, continua ancora oggi a essere attuale e a spiattellarci in faccia verità fin troppo scomode.

Lo spogliarello dell’anima

A parlare è la scrittrice Letizia Servo, alter ego della Schiavo, che sprona il suo pubblico a seguirla in uno strano itinerario fatto di dualismi.
Attraverso le domande di un’intervistatrice immaginaria e i riflessi di due donne (Silvia Grassi e Sarah Nicolucci) che specchiandosi narrano le loro scabrose esperienze, tutto si sdoppia, tramutandosi in molteplici maschere che rappresentano un solo volto, diverse sfaccettature di una sola vita. In questo modo testimonianze sconvolgenti, ricordi e falsi ricordi si susseguono attraverso immagini e linguaggi schietti fino a creare una sorta di valzer tormentato dove a ballare sono i confini tra realtà e finzione.
Successivamente l’attrice si spoglia di tutte le sue maschere. Una sorta di strip-tease dell’anima necessario per liberarsi di un pudore inutile e soffocante e poter, finalmente, urlare le sue verità. Un urlo spietato, una ribellione disperata per dare spazio a una voce femminile graffiante e vera.
Non c’è pietà per il pubblico che, così, si trova costretto a riflettere sulle ingiustizie e i soprusi della società odierna e sull’amara esistenza della donna in un sistema maschilista dove la meritocrazia si basa sul soddisfacimento degli istinti più bassi dell’uomo-animale.



Messaggi inevitabili di una tragedia metropolitana

Ma le verità vanno urlate a bassa voce. A nessuno interessa la cultura, a nessuno interessa riflettere sulle ipocrisie di un mondo perverso. La gente non vuole parlare di donne obbligate a essere solo femmine per poter lavorare o essere amate, non vuole parlare di donne costrette a nascondere i difetti e i veri sentimenti.
Come ci insegna Letizia Servo, le persone sono stupide e mediocri, interessati solo a parlare di sesso, culi, peni e vagine in calore. Viviamo all’interno di una tragedia metropolitana travestita da commedia dove apparire conta più dell’essere, dove la cultura lascia il posto alla superficialità e dove l’ignoranza è il presupposto perfetto per essere davvero felici.
Dobbiamo rassegnarci a un’esistenza mediocre? Proprio quando in platea dilaga la rassegnazione, Patrizia Schiavo smette i panni del suo alter ego e lancia un messaggio di speranza: si può e si deve urlare forte, si devono superare gli ostacoli, si deve avere il coraggio di essere femmine e donne contemporaneamente, sempre libere, senza censura.


Spettacolo: Donne senza censura
Visto ai Giardini della Filarmonica di Roma.

 

Visto il 06/08/2018

Marilisa Pendino

  Redattore

Laureata in Informazione, Media e Pubblicità all’Università “Carlo Bo” di Urbino e diplomata in critica giornalistica per lo spettacolo presso...

>> continua