DOLORE SOTTO CHIAVE / SIK-SIK, L'ARTEFICE MAGICO

Il dolore a scoppio ritardato di Eduardo diventa ridicolo

Recensione:
Dolore sotto chiave

Due atti unici di Eduardo De Filippo accorpati in un unico spettacolo di due ore, con la regia e l’interpretazione di un grande esperto del teatro eduardiano come Carlo Cecchi: l’attore fiorentino, 82 anni, pochi mesi fa ha vinto il premio Ivo Chiesa, indetto da Teatro Nazionale di Genova per ricordare il suo fondatore.

In questo allestimento prima va in scena Dolore sotto chiave: un dramma ridipinto con un velo di pittura comica, per farlo assomigliare a una commedia, ma che in realtà ha più livelli di lettura di quanti strati ci sono in una millefoglie (e tutti pessimistici). Poi c’è Sik Sik, l’artefice magico: una farsa divertentissima nuda e cruda, con una vaga suggestione sul fallimento esistenziale.


Si ride molto in entrambi gli spettacoli. Ma in Dolore sotto chiave la sofferenza implicita nell’esistenza umana, e quindi inevitabile, la fa da padrone: e il titolo stesso non ci gira troppo intorno. Cecchi in Dolore sotto chiave probabilmente per motivi anagrafici ha lasciato il ruolo del protagonista Rocco Capasso a Vincenzo Ferrera: bisognava dipingere un quadro di sentimenti ed emozioni contrastanti più confacenti ad un quarantenne che a un anziano. 

E così la tragedia diventa banale

La situazione è paradossale: Rocco Capasso è vedovo da quasi un anno ma non lo sa perché glielo tengono nascosto "a fin di bene". Tutto quello che succede dopo è comico e tragico al contempo: dipende da quale punto di vista osservate la situazione. Labile il confine tra la vita e la morte, l’amore e l’odio, la pietà e l’egoismo, comico e tragico, bene e male, tra la realtà nascosta e la finzione che appare. E poi il pessimismo assoluto di tanto teatro di Eduardo: in teoria c’è sempre la possibilità che le cose volgano al meglio, ma in realtà non accade mai. 


La sorella Lucia, interpretata da Angelica Ippolito, fa una cosa per il bene del fratello: ma anche se in buona fede distrugge la sua possibilità di essere felice. Anche la tragedia diventa banale e ridicola se vissuta a freddo e scandita dalle fatture da pagare. Ferrera è un pendolo tra il comico e il tragico, dove la consapevolezza della realtà fa solo male e non porta alcuna consolazione. Angelica Ippolito nella sua stolida determinazione a salvare le apparenze e a continuare nella finzione, si dimostra forse più meschina e omologata verso il basso: ma, a ben vedere alla luce dei risultati finali, forse il suo atteggiamento era il più saggio.

Seguirà una brillantissima farsa

Sik Sik è concettualmente più semplice: è l’evoluzione della farsa che Eduardo ha ereditato dal padre naturale Eduardo Scarpetta. In questa evoluzione i personaggi presi dalla strada vengono portati sul palcoscenico a rappresentare la miseria della condizione umana: ma anche la comicità che prorompe dagli arrangiamenti quotidiani per la sopravvivenza.

Il fallimento esistenziale c’è, ma è generale, riguarda tutta l’umanità: e quindi nessuno. Qui Carlo Cecchi si prende il ruolo del protagonista, ed è un guitto così preso nella parte da essersi dimenticato di stare solo recitando la parte del prestigiatore per un pubblico più male in arnese di lui. Detto questo, si ride tanto: “Seguirà una brillantissima farsa”, si diceva nel 1973 su Rai 1.

 

Visto il 09/01/2022
al teatro Eleonora Duse di Genova (GE)

Dolore sotto chiave / Sik-Sik, l'artefice magico
Prosa
Informazioni principali
Regia
Carlo Cecchi
Protagonista
Carlo Cecchi

Paolo Fizzarotti

  Redattore

Giornalista professionista del gruppo Gedi GNN, prima al Gruppo Editoriale L’Espresso/Finegil. In quasi quarant’anni di lavoro in redazione ha scr...

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