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DIE ÄGYPTISCHE HELENA

Una rara e favolistica Ägyptische Helena alla Scala

Recensione:
Die Ägyptische Helena

Die Ägyptische Helena, oltre ad essere l’ultima opera composta interamente a quattro mani da Richard Strauss e Hugo Von Hofmannsthal -la partitura Arabella verrà infatti completata da Strauss dopo la morte del librettista- è anche la meno rappresentata tra quelle nate dalla collaborazione tra due artisti. Basti infatti pensare che prima di questa “Prima” milanese al Teatro Alla Scala era stata rappresentata in Italia una sola volta a Cagliari nel 2001.

Tragedia greca in chiave favolistica

La vicenda narrata si ispira all’Elena di Euripide: Menelao tornato dalla guerra di Troia vuole punire la moglie per il tradimento con Paride, ma, convinto dalla maga Aithra che Elena in realtà è sempre rimasta confinata in Egitto mentre a fuggire con Paride era stato solo un suo fantasma, alla fine decide di perdonarla e riconciliarsi con lei. Hofmannsthal rielabora però la vicenda mitologica in chiave favolistica ed inserisce personaggi quali la maga, elfi, una conchiglia parlante, che alla fine costituiscono la vera cifra stilistica dell’opera.


Sven-Eric Bechtolf, regista di questo debutto scaligero, esalta la componente favolistica grazie alle belle scene di Julian Crouch che trasferiscono la vicenda negli anni ‘30 del secolo scorso, in pieno Jugendstil. Tutto si svolge all’interno di un’enorme radio di legno, quasi la storia raccontata sia una sorta di fiabesco radiodramma. Gli sgargianti costumi dei protagonisti, firmati da Mark Bouman, si ispirano al varietà, non lesinando in piume, paillettes, e passamanerie, mentre quelli vaporosi degli elfi rimandano ad uno shakespeariano Sogno di una notte di mezza estate in stile Max Reinhardt.

La componente drammatica è comunque presente, grazie ad esempio ad alcune proiezioni di scene della Prima guerra mondiale, dalla quale Menelao è reduce, tuttavia l’azione, intesa anche come evoluzione psicologica dei rapporti tra i due protagonisti, non diventa mai realmente dramma ma rimane sempre In secondo piano rispetto alla componente fantastica che domina incontrastata.

Interpretazione tesa e passionale

Componente fantastica che viene in parte ridimensionata dalla concertazione di Franz Welser-Möst, alla testa dei complessi scaligeri. Il direttore austriaco, perfettamente a suo agio in un repertorio a lui congeniale, opta per una lettura tesa, dai forti contrasti e dalle sonorità prorompenti, che, se da una parte accentua la componente drammatica della partitura, dall’altra tende ad appiattirne i colori, e asciugarne le dinamiche. La narrazione scorre comunque fluida e la scelta di accentuare il lato passionale dell’opera non ne penalizza minimamente la riuscita.


Una passionalità vibrante e dirompente caratterizza anche l’interpretazione dei due ottimi protagonisti: Ricarda Merbeth è un’Elena indomita, mai remissiva, dalla vocalità sontuosa, solidissima nei centri e dagli acuti svettanti. Caratteristiche condivise con il Menelao di Andreas Schager, autentica voce da heldentenor, versatile nell’emissione e nel fraseggio ed in grado di raggiungere con disinvoltura anche le note più impervie.

Eva Mei esce a testa alta dal confronto con il ruolo della maga Aithra. Il timbro robusto e luminoso le consente di emergere anche nei momenti più fragorosi e le agilità vengono ben risolte. Meno convincente l’Altair di Thomas Hampson, caratterizzato da un timbro indurito ed un fraseggio povero di colori. Buone le prove di Attilio Glaser (Da-ud), Claudia Huckle (la conchiglia) e degli allievi dell’Accademia del Teatro Alla Scala impegnate nei ruoli minori. Eccellente come sempre la prova del coro istruito da Bruno Casoni, inusualmente disposto nei palchi di proscenio.

Calorosa al termine la risposta del pubblico che, anche per un titolo così desueto, non ha esitato a riempire il teatro.

 

Visto il 23/11/2019
al teatro Teatro alla Scala di Milano (MI)

Die Ägyptische Helena
Lirica
Informazioni principali
Regista
Sven-Eric Bechtolf
Protagonista
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Davide Cornacchione

  Redattore

Studi classici e laurea in farmacia. La lettura del Macbeth di Shakespeare suggerita da una lungimirante insegnante di italiano in terza media ha stim...

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