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CONCERTO FINALE DELLE SETTIMANE MUSICALI GUSTAV MAHLER 2016

Modernità di ieri e modernità d'oggi.

Recensione:

Quando un'opera contemporanea passa ad essere 'moderna' e basta, e quando da 'moderna' diventa un 'classico'? Difficile rispondere ad una domanda come questa. Ezra Pound l'aveva risolta a suo modo, sostenendo che «il classico è il nuovo che continua a restare nuovo nel tempo». Domanda non del tutto peregrina comunque, suscitata dal trovare affiancate, nel programma del concerto finale delle Settimane Mahler 2016, due composizioni entrambe definibili d'avanguardia. Solo che tra una e l'altra corre giusto un secolo, poiché una è stata eseguita per la prima volta nel 1907, ed è la Kammersinfonie n. 1 op. 9 di Arnold Schönberg; l'altra è stata eseguita in prima assoluta al Festival di Lucerna nel 2011, ed è Mar'eh per violino e orchestra di Matthias Pintscher, l'attuale direttore musicale del celebrato Ensamble Intercontemporain di Parigi. Presente qui, peraltro, anche in veste di direttore della Gustav Mahler Akademie di Bolzano, formazione in fieri e mai eguale nel tempo, in quanto composta dagli allievi dei corsi estivi – della durata di tre settimane - annualmente organizzati dalla Fondazione omonima.

Quello che le note di sala non dicono, è che la Kammersinfonie è stata presentata nella forma rivista e con organico portato da 20 elementi (15 fiati e quintetto d'archi) alle dimensioni di piena orchestra, seconda la partitura rielaborata da Schönberg prima nel 1923 e poi nel 1935. Si tratta, cioè, di quella catalogata come op. 9 ter, eseguita per la prima volta a Los Angeles nel 1940 diretta dal suo autore; il suo percorso creativo è all'incirca lo stesso che seguì la Kammersinfonie n.2 op.38, abbozzata dal musicista viennese nel 1906 con lo stesso criterio, ma poi rivista ed affidata nel 1939 anch'essa ad un più ampio organico strumentale.

Il confronto tra le due composizioni suscita una serie di riflessioni. La prima Kammersinfonie appare un vero caposaldo della musica del Novecento, un lavoro che insieme a Pierrot lunaire permise ad un Schönberg trentenne o poco più di imprimere – insieme a Webern, insieme a Stravinskij, insieme a Hindemith - una delle decisive svolte al flusso artistico del “Secolo lungo”. L'interessante concerto per violino ed orchestra di  Pintscher - Mar'eh è un termine ebraico che significa volto o simbolo – appare una composizione particolare e complessa, pensata con acuto raziocinio e strumentata con estrema maestria, che fa anche del silenzio un mezzo espressivo; in esso lo strumento solista crea come un lungo arco melodico continuamente variabile, dall'andamento  quasi ad ellissi, punteggiato dai trasparenti interventi dell'orchestra ed in particolare dal suono di due aerei flauti. Brano singolare e con qualche fascino, ma molto cerebrale; che fa capire però ancora una volta come il flusso potente dell'avanguardia novecentesca si sia pian piano sempre più inaridito, e che ben difficilmente si possa dire qualcosa di veramente nuovo e soprattutto coinvolgente. Ciò senza nulla togliere né all'estrema destrezza tecnica, né all'indubbia capacità di dominare senza esitazioni una così impegnativa partitura esibite dal violinista Diego Tosi, punta di diamante anch'esso dell'Ensamble Intercontemporain.

Il programma era completato da altre due composizioni sinfoniche. La prima, una pagina assai raramente frequentata del catalogo di Schönberg, Begleitmusik zu einer Lichtspielescene (Musica d'accompagnamento per una scena di film) op. 34. Sono neppure dieci minuti di musica per formazione cameristica, suddivisa in tre momenti diversi - a commentare situazioni di “Pericolo incombente”, Angoscia”,“Catastrofe” – scritti su commissione di un editore tedesco, e destinati a sonorizzare delle pellicole sonore. Cosa che, per quanto si sappia, non avvenne mai. Questa «musica per nessun film» come la definì ironicamente il suo creatore, finì per vedere la luce nel novembre 1930, nel corso di un concerto berlinese diretto da Klemperer.

La seconda pagina, uno dei Rückert-lieder di Gustav Mahler – ci voleva ben qualcosa di suo, questo concerto siglava degnamente la conclusione delle Settimane a lui intitolate – e cioè la toccante meditazione di Ich bin der Welt abhanden gekommen (Ormai per il mondo io sono perduto), interpretato a perfezione, tramite una voce ricca di vibrazioni profonde, vellutata e un po' sombre, dal mezzosoprano austriaco Katrin Wundsam.

Restano da commentare due cose, e cioè in primis l'indubbia perizia d'insieme, la precisione esecutiva delle prime parti ed infine il ragguardevole affiatamento di tutte le sezioni della Gustav Mahler Akademie; pregi che non ti aspetteresti – almeno, non certo in tale misura – da una formazione per così dire “estemporanea” perché sempre mutevole.
E poi, cosa non certo di second'ordine, segnalare la duttilità, la sicurezza, l'acutezza analitica e la passione interiore con le quali Matthias Pintescher ha affrontato tutte queste pagine, offrendo così i segni sicuri del grande concertatore. 

(foto di Max Verdoes)

 

Visto il 28/07/2016
al teatro Centro Culturale Grand Hotel di Dobbiaco (BZ)

Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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