Geolocalizzazione

Se lo desideri puoi concedere il consenso alla localizzazione per visualizzare notizie e spettacoli della tua provincia.

Oppure puoi selezionare manualmente la tua provincia:

COMPLEANNO

Intima e senza intermediari, …

Recensione:

Intima e senza intermediari, liturgia privata che si scioglie in canto come fosse catartico scroscio che lavi via la morte: ecco a cosa assimiliamo il sempre suggestivo “Compleanno” di Moscato, un’opera ormai assurta a classico della poesia e della drammaturgia contemporanea che ci si offre, nonostante i venti anni di repliche e successi, alla stregua di un sortilegio che riaccende vite, mantra e preghiera che si insinua nelle nostre teste e provi a fare del pensiero uno strumento atto a ritorre, se non le carni, almeno la lingua calda e surreale di Annibale Ruccello, protagonista emergente della scena nazionale, scomparso all’improvviso nell’86, all’albeggiare di una meritata fama. Così, con l’imperitura dedizione dell’artista amico e del sodale amato per elettive affinità di spirito e di gusto, Enzo Moscato, memoria storica e presente di un teatro vocato all’emersione estetica di genere e di forma, tesse il suo prezioso ordito linguistico e ossessivo come per tender lacci, invisibili e tenaci, su cui, danzando per circonlocuzioni e perifrasi leggere, lo spettatore ancor possa godere della parola e della flanerie iterata del rimpianto autore stabiese, e possa, insomma, fare esperienza – esperienza senz’altro attuale – di una forma drammaturgica che, miracolo poietico difficile a riaversi, ad un unico convinto e malinconico gesto, affidi il peso di dichiarar la crisi e poi di esorcizzarla. La sincretica vastità della parola è dunque virtuosa e incantevole sementa del sublime rituale messo in scena da Moscato, rituale che, reinventandosi attraverso la partitura eufonica e sostanzialmente classica di un progetto che coglie e riproduce l’intenzione primigenia di una lingua che in se stessa prova del segno semantico la crisi ed il rinnovamento, testimonia, mercé la lirica amplificazione drammatica e creativa del regista/attore della pièce, la fervida e breve stagione di questo originale e postmoderno iperrealismo meridionale, fatto di vicoli e canzonette, lingua popolare e citazioni colte, iniziatore, probabilmente, di una sperimentazione drammaturgica ormai tragicamente orbata d’apporti così significativamente pregni di stimoli e segnali con cui tracciare percorsi nuovi e di rottura nella terra, fertile e gremita, di una sincera e cosapevole contemporaneità. Infine, dobbiamo segnalare il suggestivo e breve monologo dedicato a Betty Page con cui, brava, seduttiva e magnifica Salomè della scena partenopea dei nostri giorni, Cristina Donadio ricorda la modella statunitense, offrendo un omaggio di trigesimo alla memoria dell’indimenticabile icona pop protofemminista che fece del suo corpo nudo la prima erotica ipostasi fotografica del genere bondage e dell’immaginario sadomaso, quasi a voler suggerire che tra corpo della parola e parola del corpo, tra Ruccello e la Page, denominatore indubbiamente comune sia la ricercata perdita di convenzionali sistemi d’espressione e l’indagine effettiva verso un’oltranza che trasforma, in un continuo slittamento d’orizzonti, l’immaginario collettivo e i vecchi miti. Napoli, Sala Assoli del Teatro Nuovo, 29/01/09

 

al teatro Delle Arti di Lastra A Signa (FI)

Compleanno
Prosa
Informazioni principali
Regia
Enzo Moscato
Protagonista
Enzo Moscato

Claudio Finelli

  Redattore

...

>> continua