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CITA A CIEGAS (CONFIDENZE FATALI)

Quando a dare appuntamento è il destino. O il caso

Recensione:

Ecco una novità per l’Italia che lascia il segno. Ci voleva Andrée Ruth Shammah per scoprire una voce che, partendo dall’Argentina, di strada ne ha fatta parecchia. Ma è stata conquistata da Mario Diament, autore di Cita a Ciegas (Appuntamento al buio), questa pièce dove tutto appare semplice ma nasconde una profonda complessità. E, mentre si assiste allo spettacolo, non è difficile capire perché.

Alcuni lo chiamano destino

Una panchina al centro di una scena con pochi eleganti dettagli. Cinque personaggi senza nome si alternano in un racconto a più voci che intreccia, imbriglia e si scioglie con le loro vite. Il tutto condotto da un filo che passa da un luogo dell’anima all’altro, senza interrompersi mai. Alcuni lo chiamano destino, altri semplicemente caso, ma non ammetterne il tocco è impossibile.

Personaggi in cerca di se stessi

Sembra che i personaggi non si conoscano fino in fondo, ognuno intimamente. Ma ci provano sull’onda delle ossessioni e delle rotture, delle difese e dei ricordi. E delle relazioni tra loro, più legati uno all’altro di quanto si possa immaginare. Il cieco, lo scrittore che siede su quella panchina come soleva fare Jorge Luis Borges in piazza San Martin a Buenos Aires, è il testimone chiave dell’evolversi dei racconti. Interpretato da un Gioele Dix che unisce perfettamente ironia e malinconia, ascolta e districa la matassa di pensieri e non-detti che intuisce. Ed eccoli lì, a svelare se stessi più di quanto inizialmente intendano farlo: l’uomo e la ragazza, la donna e la psicologa. Il cieco stesso anche, il solo che non teme di guardare – sì, proprio lui – in faccia la realtà. Che, come suggerisce, forse non è l’unica delle realtà possibili.

Il labirinto e il buio

Una trama labirintica. Lastricata di intimità, ferite lasciate aperte e pulsioni piene di chiaroscuri. Non c’è giudizio morale, c’è solo lo scorrere della frenesia dei sentimenti o la paura di esprimerli. E ci si addentra in quel buio dell’anima che può schiacciare o illuminarsi. Lo stesso vale per la scenografia. Quella panchina su cui siede il cieco accoglie rassicurante le confessioni dell’uomo e della ragazza. Poi si divide in due e il muro che le stava dietro si apre come un libro. Siamo nello studio della psicologa, dove la donna infelice con difficoltà e rabbia si sfoga. Ma non sarà lei a rimanere inghiottita dal buio delle pareti-libro che si chiudono, prima di tornare alla scena iniziale della panchina circondata di fiori viola.

Quando il cast è un’eccezione

Grande merito della riuscita di questa prova va all’eccezionalità degli interpreti. Gioele Dix e Laura Marinoni sono credibili e penetranti come pochi, Sara Bertelà ed Elia Shilton si amalgamano senza sbavature alla tessitura della narrazione. In mezzo a loro, la giovane Roberta Lanave se la cava alla grande. E la raffinata regia della Shammah traccia un percorso invisibile in cui pullulano i riferimenti a Borges. Se la sua era una sfida, non ci sono dubbi che l’abbia vinta.

 

Visto il 20/03/2018
al teatro Franco Parenti - Sala Grande di Milano (MI)

Cita a ciegas (Confidenze fatali)
Prosa
Informazioni principali
Regista
Andrée Ruth Shammah
Protagonista
Gioele Dix, Laura Marinoni, Elia Schilton, Sara Bertelà, Roberta Lanave

Giulia Maria Basile

  Redattore

Autore di milano...

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