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BORIS GODUNOV

Dalle sponde del Dnepr alle rive dell'Adriatico, “Boris Godunov” dal cuore dell'Ucraina

Recensione:
Boris Godunov © Visualart

E' il popolo che voglio descrivere...quale ricchezza spaventosa di possibilità e di immagini musicali vi è nel linguaggio popolare, quale inesauribile miniera da scavare!”» commentava Musorgskij riferendosi al Boris Godunov che aveva in mente. Nel quale in effetti massimo protagonista, subito dopo lo zar usurpatore, è la folla confusa che invoca pane e sicurezza.

Opera possente, ruvida, radicalmente innovativa, Boris Godunov la troviamo, a vent'anni dall'ultima apparizione, al Teatro Verdi di Trieste: stavolta nella 'storica' veste visiva datale molti decenni fa dal regista Yuri Victorovych Chaika e dallo scenografo/costumista Anatoly Arefev. Spettacolo ora fedelmente ripreso da Victoria Chernova, e messo in piedi dal Teatro d'Opera di Dnipro - città nel cuore dell'Ucraina - dove è stato riallestito lo scorso dicembre prima di arrivare, tale e quale, sulle rive dell'Adriatico.

Scene imponenti, costumi lussureggianti, regia solida

Le essenziali scenografie, con pochi indispensabili oggetti in mostra, riescono d'indubbia grandiosità; anche perché il palcoscenico viene dilatato al massimo, mentre le pareti di fondo sono sempre affollate di santi. Quei santi così cari agli ortodossi, come il monumentale San Giorgio che trafigge con la sua lancia il drago. I lussureggianti costumi dei boiardi, dei nobili polacchi, dello zar e dei suoi figli sono carichi d'oro, di gemme, di costose pellicce. Contrasto stridente con quelli laceri e sporchi della folla, che rivelano la fame e la miseria che affliggono il popolo russo.

Tanti, differenti Boris da scegliere

Plurime sono le versioni disponibili del Boris, partitura tagliata e ricucita in vari modi e riorchestrata da non solo da Rimski-Korsakov, con effetti grandiosi benché discutibili, ma anche in parte da Ippolitov-Ivanov e per intero da Shostakovich. Anche se oggi, sostanzialmente, ci si orienta verso l'originale, visionaria e scabra orchestrazione “a blocchi” di Musorgskij stesso.

Il direttore Alexander Anissimov procede in autonomia, e si cimenta in una sua revisione, che si basa sulla versione 1872 ma tiene conto anche dell'edizione critica a cura di Lamm e Asafev (1928-29), mantenendo tuttavia taluni interventi estranei oramai di prassi, come il finale con la morte dello zar. Frutto di scelte personali, il taglio del duetto fra Grigorij ed il gesuita Rangoni, o della scena del carillon. Non abbiamo sufficiente autorità per dare approfonditi giudizi; tuttavia ci pare incongruo abbracciare l'originale strumentazione di Musorgskij, per poi riproporre nel Quadro Polacco quella di Rimski-Korsakov. Quello che possiamo affermare, è che comunque la conduzione di Anassimov risulta dinamicamente mobile, vivida ed espressiva, ben sfumata nei colori orchestrali, e svolta sotto l'insegna d'una rilevante ed epica spettacolarità.

Spicca nel cast che abbiamo di fronte - giunto in toto dalla rive del Dniepr - l'asciutto, scolpito e macerato Zar reso da Volodomir Gudz, che nella scena della morte offre esiti drammatici lusinghieri. Non sono da meno l'ascetico e possente Pimen di Victor Shevchenko, lo scattante Grigorij di Vladyslav Gray, l'insidioso Šujskij di Eduard Srebnytskij. Fra le donne, trovano grande rilievo la trepidante Ksenija di Yuliya Lytvynova, la leziosa e sensuale Marina di Kateryna Tsimbaliuk, la spiritosa Ostessa di Anna Evtekhova. Parti minori distribuite con intelligenza: un plauso lo dobbiamo senz'altro ai due simpatici monaci beoni tratteggiati da Alexander Prokopenko e Igor Tishkov, ed al toccante Innocente di Ruslan Zynevich.
L'Orchestra del Verdi si mostra pienamente all'altezza dell'impegnativo compito; anche il Coro, fusione di forze italo-ucraine, assolve egregiamente il suo fondamentale ruolo.

 

Visto il 15/02/2020
al teatro Giuseppe Verdi di Trieste (TS)

Boris Godunov
Lirica
Informazioni principali
Regista
Yurji Tcaika
Protagonista
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Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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