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ART

Art, come demolire un'amicizia per colpa di un quadro

Recensione:
Art

Un vero dramma travestito da commedia questo Art, lavoro della drammaturga francese Yasmina Reza, portato sul palco alla perfezione dal collettivo di Generazione Disagio: si ride, e anche molto. 

La risata parte improvvisa e sincera per i dialoghi, le situazioni, le battute e la mimica dei personaggi: ma solo quando esci dal teatro ti rendi conto che hai assistito alla demolizione e solo parziale ricostruzione delle convenzioni su cui si basa il nostro attuale vivere civile nella società. Quantomeno nella società di tipo occidentale. La cosa inevitabilmente lascia un vago retrogusto di angoscia dietro la risata. 

Tutta colpa di un quadro

Sono 65 minuti di dialoghi incalzanti e sferzanti, con un unico momento di incertezza da parte di uno dei protagonisti in tutto o spettacolo. Parlate a mitraglia che scarnificano le psicologie e portano allo scoperto le nevrosi e le insicurezze di tre amici che rappresentano tre tipi umani differenti: e, per estensione, tutti i rappresentanti dell’umanità che ci circonda ogni giorno e di cui facciamo parte anche noi. Il pretesto narrativo è esilissimo: uno dei tre amici compra un quadro dal prezzo assurdo, gli altri due non sono d’accordo, e ne nasce una serie infinita di discussioni.

La scenografia, semplicemente, non esiste. Ci sono tre punti-luce che si accendono alternativamente, per indicare quale psicologia è in scena in quel momento, e quindi l’alternanza del pensiero. Un gioco di luci colorate sul finale crea un effetto di tridimensionalità e rilievo che probabilmente lancia un messaggio subliminale allo spettatore: occhio che c’è qualcosa di più profondo sotto le gag che vi fanno ridere. Stop, la scenografia è finita. 

Tre amici, tre tipi diversi di solitudine

L’abbigliamento caratterizza i tre tipi umani in scena: Marc, il superpignolo nevrotico represso; Serge, il finto disincantato che in realtà vuole fare successo in società e farsi accettare; Yvan, il debole che ha fatto dell’adattabilità la sua arma per evitare lo scontro, anche a costo della propria identità. Sono tre tipi diversi di solitudine, e sotto sotto ciascuno di loro è un fallito a modo suo

C’è solo una cosa di cui i tre sono sicuri, che non viene praticamente mai messa in discussione: la loro amicizia. Tanto che ad un certo punto lo spettatore si domanda come fanno ad essere amici quei tre, visto quello che si stanno dicendo sul palco. 

Perfetti nella parte Luca Mammoli, Enrico Pittaluga e Graziano Siressi: appartengono al collettivo di Generazione Disagio ma ormai lavorano praticamente in pianta stabile per la Tosse. Infatti Art è prodotto dalla Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, con la regia di Emanuele Conte

E godetevi l’illuminazione della battuta finale.

 

Visto il 14/10/2020
al teatro Della Tosse di Genova (GE)

Art
Prosa

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Informazioni principali
Regia
Emanuele Conte
Protagonista
Generazione Disagio

Paolo Fizzarotti

  Redattore

Giornalista professionista del gruppo Gedi GNN, prima al Gruppo Editoriale L’Espresso/Finegil. In quasi quarant’anni di lavoro in redazione ha scr...

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