Anna Bolena, la Fondazione Arena rinnova il successo

Recensione:
"Anna Bolena"
"Anna Bolena"

Un doppio praticabile rotante che si muove fino a formare una simbolica croce, architetture in plastica rigida trasparente calate dall’alto a dare la sensazione di gelo e staticità, un letto a baldacchino, un enorme pugnale che ingombra la scena, due destrieri, uno dorato e uno argentato, cavalcati rispettivamente dal re e dalla regina a ricordare la scena di caccia, un’enorme testa umana candida e bendata sullo sfondo: ecco gli elementi di base caratterizzanti le scene pensate da Paul Brown per questa ”Anna Bolena”, prodotta dalla Fondazione Arena una decina di anni fa.

Una regia tradizionale ma di indubbia eleganza

Un allestimento in buona sostanza tradizionale, forse afflitto da una eccessiva staticità, ma che la sapiente regia di Graham Vick sa anche rendere elegante, attraverso una minuziosa attenzione al dettaglio del singolo movimento. Brillano su tutto per ridondante sontuosità i pregevoli costumi curati dallo stesso Brown, in linea con l’epoca e l’ambientazione del dramma. Su tutto e su tutti cala fin dall’inizio quella cupezza, ben sottolineata dalle luci di Giuseppe Di Iorio, che non può non intridere una vicenda triste e complessa come quella della regina.

Due donne a confronto

Elena Mosuc, nel ruolo eponimo, ben sottolinea tutte le sfaccettature del suo personaggio, insistendo soprattutto sulla determinazione e la tenacia di una donna che resiste fino alla fine: ottimo il controllo dell’emissione, splendido il legato, l’acuto svetta pieno e sicuro con proterva potenza senza mai cedimenti, il tutto all’interno di una linea di canto che brilla per compostezza e perfetto controllo del mezzo.

Al suo fianco Annalisa Stroppa fa emergere tutta quell’incertezza e quella dicotomia interiore che lacerano l’animo di Giovanna di Seymour. Di gran classe e impatto emotivo la prestazione nel suo complesso; il fraseggio, valorizzato dalla dolcezza e morbidezza dell’emissione, è curatissimo, ricco di colori il timbro vocale, ben sorvegliato ogni dettaglio.

Piuttosto generica invece, e un po’ priva di quella allure degna di un tiranno, la prova di Mirco Palazzi nei panni di un Enrico VIII che, a fronte di un bel timbro vocale e di una generale correttezza, evidenzia comunque qualche sbiancatura in acuto.
Nel ruolo di Percy il giovane Mert Süngü palesa qualche difficoltà iniziale nel fraseggio, poi rientrata, e qualche problema nel passaggio di registro che ne inficiano un poco la prestazione.
Nei ruoli di contorno brilla per colore vocale e bravura tecnica Romano Dal Zovo che indossa i panni di Lord Rochefort: un giovane talento che chi scrive spera di risentire in futuro in veste di protagonista. Buono e ben misurato lo Smeton di Manuela Custer, appena sufficiente il Sir Hervey di Nicola Pamio.

Abbastanza omogenea e compatta all’interno delle varie sezioni l’Orchestra dell’Arena diretta da Jordi Bernàcer che ben accompagna i cantanti, sebbene a tratti i tempi paiano forse un po’ troppo dilatati. Il lavoro di insieme è pregevole e punta sull’equilibrio formale più che su un lavoro particolare di ricerca della tensione drammatica. Di livello più che discreto la prova del Coro preparato da Vito Lombardi.


Spettacolo: "Anna Bolena"
Visto al Teatro Filarmonico di Verona.

 

Visto il 02/05/2018

Simone Manfredini

  Redattore

Studi universitari ad indirizzo classico e dottorato in Paleografia a Ginevra.  La sua passione per il teatro, e in particolare per la liri...

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