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AMOR TIRANNO

Amor Tiranno: gli amari e languidi tormenti amorosi cantati da Carlo Vistoli

Recensione:
Amor tiranno © Marco Borrelli

Il giovane controtenore Carlo Vistoli è sempre più coinvolto in progetti prestigiosi, come la partecipazione nel 2018 come Ottone all'Incoronazione di Poppea al Festival di Salisburgo, e quale Ruggiero nell'Orlando furioso concertato da Fasolis alla Fenice; e l'anno scorso in veste di protagonista all'Orfeo ed Euridice di Gluck all'Opera di Roma. Ottimi auspici. 

Se la pandemia lo permetterà, interpreterà un altro Ottone, quello dell'Agrippina händeliana il prossimo ottobre alla Scala di Milano.


In campo concertistico, con l'Ensamble Sezione Aurea ha stabilito un rapporto preferenziale, sfociato in un CD da poco uscito per l'etichetta Arcana, intitolato Amor tiranno. Silloge di alcune composizioni barocche dove in versi e musica sono esposte le pene d'amore di amanti delusi. Di qui, il titolo. 

In gran parte sono confluite nel concerto che Vistoli ha presentato alla Rocca Brancaleone, nell'ambito di Ravenna Festival 2020, sostenuto appunto dai sei componenti di questo gruppo. Vale a dire Filippo Pantieri (cembalo, organo, concertazione), Gabriele Raspanti e Federica Camagni, Elisa La Marca (liuto e chitarra barocca), Sebastiano Severi (cello) e Rosita Ippolito (violone).

Una scelta stilisticamente e temporalmente coerente

I brani presentati sono tutti coevi – viaggiamo nella prima metà del '600, attorno agli anni quaranta – e sono tutti d'ambito veneziano. Provenienza sia da lavori teatrali, sia da quelle raccolte a stampa che stavano incontrando crescente fortuna editoriale. Un genere nel quale la Serenissima sapeva allora brillare per fertilità. Due arie di Ottone da L'incoronazione di Poppea di Monteverdi; una terza più breve e spuria, proveniente da un manoscritto napoletano dell'opera, sarà alla fine offerta come bis. 


Tre arie di Francesco Cavalli da La Didone, da Erismena, da Gli amori di Apollo e Dafne, più la strumentale Canzon a 3 con 2 violini e violoncino dalle Musiche sacre del 1656. Ancora di Monteverdi, due canzoni dal Quarto scherzo delle ariose vaghezze, e sono “Ohimè, ch’io cado, ohimè” e la celebre “Sì dolce è ’l tormento”. Poi di Filiberto Laurenzi“Perché cruda ognora più” dai Concerti et Arie, e di Benedetto Ferrari “Amanti, io vi so dire” dalle Musiche e poesie varie a voce sola. Per salutare il pubblico, il Frescobaldi che s'esercita sui versi pungenti di “Così mi disprezzate”, dal Primo libro d'arie musicali.

Quanta fantasia, quanta proprietà stilistica

La scelta di come comporre e variare il supporto strumentale - in presenza di partiture che lasciano agli esecutori l'onere di inventarsi un accompagnamento ad libitum, cioè a propria discrezione - è frutto di una felice convergenza di idee, già in sede di registrazione di Amor tiranno, fra Pantieri e Vistoli. Il quale, a sua volta, afferma poi di trarre sovente ispirazione per le indispensabili colorature ed abbellimenti vocali anche dagli effetti degli strumenti che lo sostengono. 


Inutile quasi precisare che i membri dell'Ensamble Sezione Aurea evidenziano da parte loro una ragguardevole precisione stilistica, una solidissima capacità interpretativa, non non comune affinità d'intenti, offrendo un fluire musicale eccellente, denso di colori, ricco di varietà timbriche a fronte di una compagine di per sé non vastissima. 

Quanto a Carlo Vistoli, a parte la morbidezza del timbro, a parte l'articolazione elegante e la penetrazione del testo, è un prodigio di sensibilità interpretativa, di proprietà di stile, di eccellenza esecutiva.

 

Visto il 10/07/2020
al teatro Rocca Brancaleone Comunale di Ravenna (RA)

Amor Tiranno
Classica
Informazioni principali
Regia
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Protagonista
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Gilberto Mion

  Redattore

Studi ad indirizzo classico. Già collaboratore del quotidiano Il Gazzettino, della rivista Pagine Venete e di altre testate regionali, ha&n...

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