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AMLETO?

Non vedi niente lì?

Recensione:

Non vedi niente lì?” chiede Amleto alla Regina sua madre indicando il fantasma del Re assassinato. “Proprio niente” risponde la Regina e aggiunge “Ma quel che c’è lo vedo”. Ancora Amleto: “E non hai udito niente?” Regina: “Niente, no, solo le nostre voci”. Amleto: “Ma guarda lì, guarda che si ritrae”. E’ racchiusa qui, in questo scambio di battute del capolavoro shakespeariano, un segmento indiscutibilmente contemporaneo dell’attuale esperienza estetica: si tratta di vedere, di udire qualcosa che vada oltre a quel che già c’è, oltre le nostre voci, o guardare piuttosto in direzione di qualcosa che si ritrae, che si sottrae alla nostra vista. Su questa traccia sembra muoversi Amleto? di Macelleria Ettore visto nell’ambito del cartellone dei Martedì del Teatro a l’Avogaria di Venezia, con la regia di Carmen Giordano e l’interpretazione di Stefano Detassis e Maura Pettorusso. Il punto di domanda che accompagna il titolo suona provocatorio quanto l’interrogativo di Amleto alla regina madre, cosa possiamo ancora vedere in Amleto che non abbiamo già visto? E’ così che Carmen Giordano mette in scena una seduta di allenamento, un training, se si vuole, nel quale gli attori si affannano ad arginare le loro personali derive esistenziali con briciole di illusione letteraria, mentre il pubblico catapultato in una dimensione onirica dal lungo buio iniziale e dal calpestio proveniente dal palcoscenico prova a superare gli ostacoli del già visto per approdare a ciò che si ritrae.  Amleto e Ofelia, come nere siluette, rimbalzano sulla scena completamente spoglia, una scatola magica e claustrofobica insieme, con le luci di Alice Colla che disegnano percorsi accidentati tra riverberi e ombre. I due attori sono in prova per mettere in scena Amleto o sono in scena per mettere alla prova se stessi? “Se fossi Ofelia non mi innamorerei di Amleto” rinfaccia l’una all’altro, mentre  i due faticano a mantenere le distanze da se stessi e dai personaggi che provano ad interpretare, stralci di amore e odio quotidiani si fondono alle battute del testo shakespeariano, lei/Ofelia prova ad uscire dal terreno minato della scena ma lui/Amleto la ferma cingendole le spalle, la rabbia di non sapere chi siamo si scioglie in un abbraccio prima ruvido poi violento, la lotta si fa orgasmo, un orgasmo non consumato, interrotto da lui/Amleto che ancora una volta prende le distanze ritrovando la cifra sprezzante del suo personaggio, poi il silenzio, lungo, enigmatico, poi di nuovo il buio. L’azione non esiste, è un inganno della memoria, immagini incamerate e abortite nel tempo, “tutto questo di dentro che non viene fuori”, tutta questa vita che si perde in pensiero senza solide azioni, tutto questo nostro urlare “nella vita chi cazzo siamo?”. Carmen Giordano costruisce il suo spettacolo rincorrendo un nodo essenziale della contemporaneità, l’idea cioè che anche uno spazio vuoto possa essere labirinto, dal momento che nessuna certezza resiste al dubbio e nessun dubbio risolve il dilemma che oppone realtà a finzione. In scena, smarriti dalla loro stessa determinazione e gonfi di solitudine, i due bravissimi attori. Stefano Detassis è un lui/Amleto dal cinismo straniante e interlocutorio, Maura Pettorusso disegna una lei/Ofelia tenace e indagatrice che si consuma in furibondi accessi di tenerezza.

 

Visto il 12/11/2013
al teatro L'Avogaria di Venezia (VE)

AMLETO?
Prosa
Informazioni principali
Regia
Carmen Giordano
Protagonista
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Angelo Callipo

  Redattore

Laureato in Lettere Classiche, si è formato all' Accademia del Teatro Politeama di Napoli e all' Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa. Do...

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