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Un'idea si materializza fra Trapani e Tunisi: una grande Aida del Mediterraneo

Recensione:
Spettacolo "Aida"
Spettacolo "Aida" © Ente Luglio Trapanese

Grande sforzo organizzativo dell’Ente Luglio Musicale Trapanese e del suo direttore artistico e consigliere delegato Giovanni De Santis, per un'idea che si trasforma in realtà grazie ad uno spirito d'iniziativa concreto: l'incontro fra le culture italiana e tunisina produce una grande Aida, da vedere sia negli anfiteatri romani della Tunisia sia prossimamente anche a Trapani. Per cominciare.

Aida respira la sua stessa aria

Partiamo dall'idea artistica: ad ampio raggio, il progetto dell'Ente Luglio Musicale Trapanese è quella di dar vita al Medithéâtres Grande musique dans les anciens théâtres de la Méditerranée, ovvero un polo d'eccellenza nell'ambito della musica lirica e sinfonica dell'intero Mar Mediterraneo, costruendo una simbiosi che già esiste nella teoria e nella storia, ma che in tal modo diventa un'offerta integrata, a partire dai siti di interesse storico in Sicilia e in Tunisia. Con licenza futura (anzi, con benedetta speranza) di allargarsi ad altri luoghi altrettanto significativi.



Tutto ciò si è concretizzato come prima tappa, portando in uno dei luoghi più propri un'opera come Aida, concepita per celebrare l'apertura del Canale di Suez (1868) e commissionata a Giuseppe Verdi dal sovrano egiziano Isma'il Pascià. Un'opera che in Tunisia mancava da oltre 60 anni, realizzata ora anche grazie a partner quali l’Ambasciata d'Italia e l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi, il Ministero degli Affari Culturali della Tunisia, il Festival International de Carthage, il Théâtre de l’Opèra de Tunis, il Festival International de Musique Synfonique d'El Jem, l’Orchestre Symphonique Tunisien, l’Orchestre de l’Opera de Tunis, il Choeur de l’Opera de Tunis ed il Ballet de Tunis.

E quando entriamo nell'anfiteatro romano di El Jem, in Tunisia, sentiamo subito quell'odore di pietra e storia che si preannuncia perfetto, per la principessa etiope, schiava/ancella della figlia del Faraone, in uno spazio imponente e ben conservato costruito per ospitare 35.000 spettatori (il terzo al mondo dopo il Colosseo ed il teatro di Santa Maria Capua Vetere, dichiarato patrimonio dell'umanità nel 1979 e consacrato da Hollywood nelle scene iniziali de Il Gladiatore).



Frequentando le prove e gli artisti, i tecnici e gli organizzatori, poi, tocchiamo con mano anche altri aspetti altrettanto importanti: il progetto prevede la mescolanza dei saperi (30 degli orchestrali e 20 dei coristi sono tunisini), in un originale scambio di artigianato e know-how che converrà approfondire separatamente-

La presenza istituzionale del governo tunisino è ai massimi livelli, e testimoni dell'appoggio del capo del governo tunisino, Youssef Chahed, sono tra il pubblico Mohamed Ennacer, Presidente dell'ARP (Assemblée des représentants du peuple), Mohamed Zine El Abidine, Ministro degli Affari Culturali, e Lorenzo Fanara, Ambasciatore d'Italia a Tunisi.

Italia e Tunisia, ensemble che funziona

L'amalgama fra le diverse scuole e tradizioni musicali funziona, e grazie al Direttore Andrea Certa risuona con sicurezza, nella disposizione acustica dell'anfiteatro. Come se suonasse insieme da anni, l'orchestra regge bene l'impegno ed anzi offre un grande impatto, soprattutto nelle pagine maestose, ed una esecuzione che scorre molto spesso con grande affiatamento fra le sezioni. Oltre alla prova dell'orchestra, come simbolo della riuscita dell'operazione di integrazione artistica scegliamo il lavoro del Maestro del Coro Fabio Modica, che ha prodotto un'espressione collettiva di rara bellezza e dalla presenza continua, sia suadente sia possente, in un'opera in cui l'importanza dello strumento-coro raggiunge notevole rilievo.



Sotto le stelle di El Jem, Maite Alberola è un'Aida dalla ottima estensione vocale, dando il meglio soprattutto nella parte acuta, nonché adatta ad addolcire la scena nella parte lirica, e dotata di buona interpretazione nella recitazione.
Il Radames di Dario Prola, tenore assai affidabile, si fa apprezzare per il senso del ritmo e l'ottima tecnica, a partire da tenuta, intonazione ed anch'egli per recitazione, mentre Giuseppe Garra è un Amonasro dalla voce possente che crea la giusta differenza psicologica fra i personaggi con emissioni decise e tecnicamente impeccabili. Completano il cast Daniela Diakova (Amneris), Andrea Comelli (Ramfis), Enrico Rinaldo (il Re d'Egitto), Luciana Pansa (la grande Sacerdotessa) e Giuseppe Infantino (il Messaggero).

Tiene insieme il tutto Raffaele Di Florio (regia, scene e costumi), che ha creato un'atmosfera contestualizzata, quasi come un cantiere di costruzione delle Piramidi, compenetrata nell'ambiente della storia grazie a scenografie appositamente costruite, ai costumi realizzati in loco ed alle coreografie di Cinzia Sità.

Attendiamo di rivedere la sua Aida a Trapani il 19 agosto, ma intanto qui in Tunisia si replica il 5 luglio, questa volta nell'anfiteatro di Cartagine.


Spettacolo: Aida
Visto all'Anfiteatro romano di El Jem (Tunisia).

 

Visto il 30/06/2018

Riccardo Limongi

  DIRETTORE

Giornalista e scrittore, dopo aver ricoperto la carica di Vice Segretario Generale in alcuni Enti Locali, attualmente si occupa di Comunicazione istit...

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